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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 8 - 7 ago 2019
ISSN 2037-4801

Focus - Scienza e narrativa  

Ambiente

Per fare un uomo ci vuole un albero

“Amo appoggiare la mia mano sul tronco di un albero davanti il quale passo, non per assicurarmi dell'esistenza dell'albero – di cui io non dubito – ma della mia”. Così il poeta e scrittore francese Christian Bobin riesce a comunicare il senso di solidità e protezione che emanano gli alberi. C'è chi ama contemplare il loro portamento monumentale, chi preferisce esplorarli, arrampicandovisi in cerca di quiete, tanto che una nuova frontiera del turismo lento è l'offerta di case tra i rami.

Negli ultimi anni i libri che parlano del mondo arboreo hanno scalato le classifiche, grazie anche alla nuova consapevolezza dell'importanza di salvaguardare tale patrimonio. Una sensibilità nata già in epoca romantica, grazie ad alcuni letterati e uomini di cultura lungimiranti. Tra le personalità che si distinsero per questo spirito ecologista ante litteram la scrittrice George Sand che, facendo leva sull'esperienza di vita a Nohant ha reso la campagna francese scenario di molti suoi romanzi. Scriveva infatti a Flaubert: “Je suis de la Nature, dans la Nature, pour la nature, à la Nature”, timorosa che il progresso industriale ed economico potesse danneggiare la foresta di Fointanebleau. Dopo un viaggio compiuto nel 1855 nel nostro Paese scrisse "I giardini in Italia", rimasto inedito per oltre un secolo, al quale affidò la sua riflessione sul tema delle antiche ville e dei boschi.

Gli alberi favoriscono la vita sociale e il benessere di una comunità anche per Jean Giono, autore del romanzo "L'uomo che piantava gli alberi", storia dell'anziano pastore Elzèard Bouffier che con molta fatica e tanta tenacia riesce a strappare all'abbandono un paese delle alpi provenzali, piantando ghianda dopo ghianda un vastissimo bosco. Quella che era una landa desolata e arsa divenne di nuovo una terra ambita per la comunità. Il mistero della natura popolata da geni e animali parlanti è poi il filo conduttore de "Il segreto del bosco vecchio” di Dino Buzzati. Mentre ne "Il Signore degli anelli", di J. R. R. Tolkien, capolavoro della letteratura inglese del Novecento e del genere fantasy, la Foresta di Fangorn è abitata dagli Ent, i Pastori degli alberi, giganti dall'aspetto arboreo che decideranno di abbandonare temporaneamente il loro stile di vita pacifico per muovere guerra al malvagio Saruman.

Anche nella cura del verde, dal giardino di casa all'orto urbano, si può trovare una dimensione straniante dallo stress quotidiano, come ricorda Paolo Pejrone nel suo "In giardino non si è mai soli". Poi c'è chi come Annie Dillard, “si fa turista del sacro che è in natura” raccontando la sua immersione nei boschi americani in "Pellegrinaggio al Tiner Creek", con cui ha vinto il premio Pulitzer. L'elogio della resilienza, dell'adattabilità e della socievolezza degli alberi è infine il messaggio del romanzo “Il sussurro del mondo” di Richar Powers, una storia che si dipana intorno a Patty, con l'intreccio di nove personaggi che tentano di mettere in salvo gli ultimi tratti rimanenti di foresta vergine dell'America del Nord. Secondo Powers, per tornare a essere più vicini alla natura dovremmo imparare dalle Metamorfosi di Ovidio, in cui le creature si trasformano l'una nelle altre. Tra gli ultimi titoli usciti in tema, infine,”L'olmo grande” che Gian Mario Villalta ha dedicato a una pianta che è stata parte importante della sua infanzia, primo volume di una collana in cui Aboca vuol chiedere a vari scrittori di raccontare l'albero della loro vita, e “Storia dei boschi” di Hansjorg Kuster, che insegna all'Istituto di geobotanica dell'Universitat di Hannover (Bollati Boringhieri).

Certo è che gli alberi generatori di ecosistemi, ed essi stessi ecosistemi, sono indispensabili per il benessere degli esseri viventi. Elementi fondamentali nella geografia dei paesaggi, che siano querce, pini, betulle, sequoie o baobab, sono protagonisti di molti romanzi e saggi che illustrano il comportamento evoluto di queste creature grazie a complessi apparati sensoriali con i quali comunicano tra loro. Alcuni alberi secolari sono considerati veri e propri monumenti e posti quindi sotto tutela. Basti pensare alle faggete del nostro Appennino, come quella di Pescocostanzo in provincia de L'Aquila, patrimonio Unesco.

Ogni specie ha una propria architettura, un fogliame caratteristico apprezzabili anche da un punto di vista estetico. “I nostri studi ci dicono che gli alberi non sono mirabili solo per il loro aspetto estetico ma anche per la loro prodigiosa fisiologia”, spiega Mauro Bernabei dell'Istituto di bioeconomia (Ibe) del Consiglio nazionale delle ricerche. “Tra gli alberi troviamo individui che arrivano a oltre 4.500 anni di vita, come certi pini dell'ovest degli Stati Uniti, oppure in grado di superare i 100 m d'altezza, come le sequoie o gli eucalipti australiani. Inoltre, ci forniscono il legno, un materiale caldo, confortevole, resistente. Non a caso i Romani chiamavano il legno 'materia', da cui lo spagnolo madera, la radice del nostro termine materiale”. In sostanza, per i Romani il legno era il materiale per antonomasia.

“Queste creature possono raccontarci moltissimo sull'ambiente naturale e antropico. Gli anelli degli alberi delle zone temperate crescono con cadenza annuale: la dendrocronologia (da dendron, albero, e kronos, tempo) li studia in relazione al tempo ed è, a oggi, il più preciso strumento per la datazione del legno. La dendroclimatologia, invece, studia la correlazione dell'accrescimento degli alberi con i parametri climatici. La successione nel tempo di anelli più spessi e anelli più sottili può indicare annate favorevoli e sfavorevoli per la pianta e quindi, indirettamente, fornire informazioni sulle variazioni climatiche”, conclude Bernabei.

Sandra Fiore

Fonte: Mauro Bernabei, Istituto di bioeconomia del Cnr , email bernabei@ivalsa.cnr.it -