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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 3 - 15 feb 2012

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Ambiente

Artico: un osservatorio marino made in Italy

L'acqua e gli oceani sono un elemento chiave per lo studio del clima del nostro pianeta. Esplorare i processi di raffreddamento delle acque polari a contatto con i ghiacciai marini e comprendere le cause del rapido arretramento dei fronti glaciali, in particolare, sono per la ricerca obiettivi prioritari.

Dal 2010, nell'ambito delle attività lanciate dall'Organizzazione mondiale della meteorologia per l'anno internazionale dei Poli, l'Italia fornisce il suo contributo con il monitoraggio marino della zona occidentale delle isole Svalbard, distante circa 1.500 km dal Polo Nord e punto strategico per lo studio dei processi oceanografici.

Nell'ambito di questo programma, grazie al supporto della Base artica 'Dirigibile Italia', gestita dal Dipartimento terra ambiente (Dta) del Cnr, i ricercatori dell'Istituto di scienze marine (Ismar) del Cnr di Bologna e La Spezia hanno progettato e messo in opera il primo osservatorio marino permanente italiano in Artico, per comprendere la variabilità presente e passata dell'oceano e del clima e l'impatto che tale dinamica genera sugli ecosistemi marini.

Posizionato nell'area costiera del Kongsfiord, a 79 gradi nord di latitudine, il sistema di osservazione è composto da 2 mooring oceanografici, ossia due postazioni sottomarine, una in acque basse e l'altra a oltre 1.200 m di profondità, equipaggiate con correntometri, registratori di temperatura e salinità e trappole per sedimenti.

"Ancorati al fondo da una serie di boe, le due postazioni acquisiscono dati tutto l'anno, anche durante l'inverno, quando una nave oceanografica non riuscirebbe a operare a causa del mare ghiacciato", spiega il responsabile del progetto Stefano Aliani dell'Ismar-Cnr. "Gli strumenti, alimentati da sofisticati sistemi di batterie, registrano i dati su una memoria interna, fornendo lunghe serie temporali di velocità e direzione di correnti, temperatura, salinità e torbidità delle masse d'acqua. Apposite trappole permettono il campionamento della 'neve marina', cioè la continua pioggia di detrito, soprattutto organico, che cade dagli strati superiori della colonna d'acqua.

Le ultime campagne oceanografiche organizzate dal team Ismar-Cnr mostrano all'interno del fiordo l'intrusione di acque calde provenienti da sud e il loro raffreddamento a seguito del contatto con i ghiacciai marini. "La temperatura dell'acqua passa infatti dai circa 5 gradi all'ingresso del Kongsfiord a 1 grado centigrado a contatto con i ghiacciai", sostiene Aliani. "Questa variazione di temperatura, per quanto localizzata in un piccolo fiordo, è importante nel controllare i meccanismi di circolazione delle correnti oceaniche, che, come una sorta di nastro trasportatore, spostano enormi quantità di calore dalle zone equatoriali verso i poli".

Nel sistema di osservazione permanente a disposizione di tutta la comunità scientifica internazionale sono ora in corso studi paleoclimatici sui sedimenti marini che potranno fornire una maggiore comprensione del clima degli ultimi 30.000 anni.

Anna Capasso

Fonte: Stefano Aliani, Istituto di scienze marine, Pozzuolo di Lerici, tel. 0187/978311, email stefano.aliani@sp.ismar.cnr.it

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