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Quindicinale a cura dell’Ufficio Stampa del Consiglio Nazionale delle Ricerche
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N. 10 - 15 set 2010
Vita CNR a cura di Francesca Gorini
Ognuno di noi trascorre dormendo circa un terzo della sua vita. Il sonno è regolato da specifiche aree encefaliche e viene suddiviso in due stati neurofisiologici: il primo, detto ‘non-Rem' o ‘sincrono', caratterizzato da un rallentamento delle attività cerebrali e metaboliche; il secondo, noto come sonno ‘Rem', caratterizzato da un'attivazione di varie aree cerebrali e da rapidi movimenti degli occhi. Anche respirazione, funzione cardiovascolare, tono della muscolatura differiscono nelle due fasi.
Le ripercussioni dei disturbi respiratori nel sonno, uno dei principali argomenti di studio dell'Istituto di biomedicina e immunologia molecolare (Ibim) del Cnr di Palermo, possono essere molteplici, ad esempio a livello di funzioni cardiovascolari e metaboliche, nonché di performance fisiche, lavorative e mentali. Oggi, grazie a un maggiore livello di conoscenze, sono state messe a punto terapie efficaci per prevenirli e per ridurne o annullarne le conseguenze.
Alcune semplici, salutari regole di comportamento possono aiutare a migliorare sensibilmente la qualità del nostro riposo. "Sul sonno influiscono fattori ambientali e sociali: dormire in un posto inospitale o sgradito", afferma Giuseppe Insalaco dell'Ibim-Cnr, "svolgere lavori stressanti o di grande responsabilità fa dormire generalmente meno. Per un buon sonno è utile andare a dormire ogni sera e alzarsi ogni mattina alla stessa ora, anche durante il fine settimana; andare a letto solo quando si ha sonno; svolgere attività rilassanti, come la lettura di un libro, assumere una bevanda calda o fare un bagno caldo, prima di andare a dormire; evitare pasti abbondanti subito prima di andare a letto".
Mentre lo sforzo fisico intenso subito prima di andare a letto è sconsigliato, lo svolgimento di un'attività sportiva durante la giornata influisce positivamente sulla qualità del sonno: a loro volta, le performance sportive ‘diurne' risentiranno beneficamente di cicli di sonno regolari, come d'altro canto confermano le abitudini di chi svolge sport a livello professionistico.
Ma qual è il fabbisogno fisiologico di sonno del nostro organismo? "A questa domanda è difficile rispondere, perché esso varia in misura molto consistente da soggetto a soggetto. E' dimostrato, però, che nella media della popolazione la mortalità tende a essere più precoce tra coloro che dormono troppo o troppo poco rispetto a coloro che dormono sette o otto ore per notte. Ciò non è sempre una conseguenza diretta della durata del sonno, ma più spesso può essere un effetto indiretto di varie patologie che influenzano contemporaneamente il sonno e la sopravvivenza", commenta Oreste Marrone. "Lo studio recentemente condotto all'Università di Stanford, in cui si dimostrava che il prolungamento del sonno per alcune settimane migliorava le prestazioni atletiche di alcuni calciatori, non deve portare a credere che quanto più lungo è il sonno tanto migliori siano i suoi benefici: un sonno troppo lungo può talvolta anche essere la spia di una qualità di sonno molto disturbata".
Fonte: Oreste Marrone, Istituto di biomedicina e di immunologia molecolare "Alberto Monroy", Palermo, tel. 091/6809136, email marrone@ibim.cnr.it
Fonte: Giuseppe Insalaco, Istituto di biomedicina e di immunologia molecolare "Alberto Monroy", Palermo, email insalaco@ibim.cnr.it