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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 7 - 7 apr 2021
ISSN 2037-4801

Focus - Mappe  

Ambiente

Una carta sulla laguna

Nella storia e nella conservazione di Venezia e della laguna circostante la cartografia ha assunto un ruolo fondamentale fin dal XVI secolo per la particolare morfologia dell'intero territorio lagunare, con una produzione di carte e mappe tra le più prolifiche. La laguna di Venezia, sito Unesco dal 1987, è infatti il più grande ecosistema costiero del Mediterraneo e prevenirne l'erosione e la subsidenza significa limitare la perdita dell'habitat, renderla meno vulnerabile agli eventi meteomarini intensi e contenere la mobilizzazione degli inquinanti: un processo possibile grazie anche alla digitalizzazione delle mappe e dei rilievi esistenti, testimoni del cambiamento morfologico sempre più di origine antropica.

“La morfologia e l'estensione della laguna di Venezia sono state profondamente modificate nel corso dei secoli dalle attività umane e gli effetti di queste trasformazioni, specie le più recenti, sono tuttora oggetto di indagine scientifica, visti gli scenari preoccupanti sul futuro di Venezia e dell'intero ecosistema lagunare”, spiega Luca Zaggia dell'Istituto di geoscienze e georisorse (Igg) del Cnr.

Tuttavia, Venezia e le isole come le conosciamo ora esistono grazie alle colossali opere idrauliche concepite già nel 1400 e durate ben quattro secoli, quando i veneziani decisero di modificare il corso di alcuni fiumi per deviare il carico di sedimenti direttamente nel mar Adriatico invece che in Laguna, per scongiurare il rischio di interramento causato dai detriti alluvionali trasportati dai fiumi. “L'estromissione dei fiumi dalla laguna non è stato un processo semplice, ci sono stati addirittura ripensamenti: il fiume Brenta, ad esempio, è stato oggetto di più interventi di estromissione e reimmissione in laguna”, aggiunge il ricercatore del Cnr-Igg. “Queste opere hanno avuto l'effetto immediato di condizionare l'evoluzione morfologica della laguna alle esigenze strategiche ed economiche della città, di per sé un fatto positivo. Tuttavia, la mancanza di apporti solidi (i sedimenti fluviali, ndr) ha facilitato e in qualche modo preparato la strada ai disastri successivi, dovuti all'accelerazione dei fenomeni di subsidenza e di aumento del livello del mare causati dalle attività umane nel periodo industriale e post-industriale”.

Un'analisi della cartografia per lo studio dell'evoluzione della laguna veneziana è riportata su “L'evoluzione morfologica della laguna di Venezia attraverso la lettura di alcune mappe storiche e delle sue carte idrografiche” pubblicato nel 2010 da Luigi D'Alpaos, a partire da alcune mappe della seconda metà del XVI secolo disegnate da Cristoforo Sabbadino, autorevole ingegnere idraulico a servizio della Repubblica di Venezia. Si tratta di rappresentazioni morfologiche del territorio lacustre all'epoca in cui si decise per l'estromissione del fiume Brenta dalla laguna. Importantissime sono, inoltre, le 36 tavolette dei rilievi originali di Venezia e laguna registrati sul campo dal generale napoleonico Augusto Dénaix nei primi dell'800, considerate come la prima carta idrografica concepita secondo i moderni criteri topografici e batimetrici. Le tavole, poi, furono assemblate e integrate nel 1934 da Giovanni Magrini per la monografia “La laguna di Venezia. Atlante I”, che giudicò l'opera di Dènaix come “un lavoro veramente notevole, dati i tempi, per lo scrupoloso metodo impiegato nel rilievo: osservazioni astronomiche, triangolazioni, rilievo topografico, scandagli, osservazioni mareometriche”. Una vera e propria “fotografia” della laguna, con informazioni sullo stato dei fondali dei canali prima degli interventi di pesante canalizzazione avvenuti gli ultimi due secoli.

Una rappresentazione completa della batimetria della Laguna venne fornita per la prima volta dalla carta idrografica del 1901 a cura del Genio civile di Venezia: rispetto alla carta di Denaix, sono visibili i moli costruiti alla bocca di Malamocco. “I sedimenti non arrivano solo per via fluviale, giungono in laguna anche dal mare attraverso le bocche di porto, per azione dei flussi di scambio della marea sul movimento di sedimenti lungo la costa e la costruzione dei moli foranei per la protezione delle bocche tidali dalla formazione di scanni di sabbia che ne ostruivano progressivamente l'accesso ha esercitato un pesante effetto su questa componente in ingresso dal mare”, chiarisce Zaggia.

Diversi, poi, sono i lavori di recente pubblicazione che si avvalgono della cartografia antica, in un approccio duale che confronta le rilevazioni geofisiche attuali con quelle riportate dalla cartografia storica: la mappa di Dénaix, ad esempio, viene utilizzata assieme ad altre carte nel lavoro “Mapping past and recent landscape modifications in the Lagoon of Venice through geophysical surveys and historical maps”, pubblicato da Madricardo e Donnici nel 2014 su Anthropocene. Gli autori ricostruiscono l'aspetto della zona centrale della laguna di Venezia dai primi insediamenti umani fino ai giorni nostri, con una tendenza verso la semplificazione delle morfologie nei secoli, associata a una forte diminuzione del numero dei canali originariamente presenti per via della subsidenza naturale e antropica e dell'innalzamento globale del livello dei mari.

“Il confronto delle batimetrie della laguna di Venezia rilevate in periodi differenti mostra fondali più profondi particolarmente nella laguna centrale, nel bacino afferente alla bocca di porto di Malamocco”, conclude il ricercatore, citando lo studio  “Sediment budget in the Lagoon of Venice, Italy” pubblicato nel 2010 da Sarretta e collaboratori su Continental Shelf Research, che si avvale anche di una mappa del 1927 per modellizzare  l'evoluzione morfologica della Laguna in termini di erosione e deposizione. “Il fondo lagunare è caratterizzato per sua natura da acque basse, per questo motivo è particolarmente suscettibile all'erosione indotta dal traffico delle grandi navi lungo le principali vie d'acqua. La morfoidrodinamica del sistema lagunare con incremento dell'erosione e conseguente approfondimento del fondo è stata alterata da interventi come la creazione di valli da pesca chiuse all'espansione della marea, la riduzione del numero delle bocche di porto (secoli fa erano 8, ora 3), lo scavo di nuovi canali per la navigazione interna, la creazione dell'area industriale di Porto Marghera ...”

Le mappe storiche sono state e sono tuttora uno strumento utile per valutare l'impatto umano su Venezia e la laguna nel corso dei secoli. Sarà possibile avere un “prima” e un “dopo” anche per il recentissimo Mose? La situazione al “tempo zero” è già stata inquadrata: nel 2013, infatti, l'Istituto di scienze marine del Cnr ha raccolto nel progetto Ritmare una serie di rilievi batimetrici ad alta risoluzione lungo le bocche di porto e nei canali di immissione, dove sono collocate le paratie del Mose. Insieme alle rilevazioni dell'Istituto idrografico della marina, questi sono dati importantissimi perché acquisiti prima dell'entrata in funzione del sistema e costituiscono “il benchmark” per la valutazione dell'impatto del Mose in azione.

Alessia Famengo

Fonte: Luca Zaggia, Istituto di geoscienze e georisorse , email luca.zaggia@igg.cnr.it -