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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 8 - 21 apr 2021
ISSN 2037-4801

Focus - Rumore e silenzio  

Salute

Quel terribile fastidio nell'orecchio

Fischi, ronzii, fruscii, crepitii. Sono alcune delle forme in cui si manifestano gli acufeni, un fastidioso disturbo consistente in un rumore costante che si avverte nelle orecchie. Disturbo che colpisce molte persone: secondo stime del 2020, in Italia a soffrirne sono tre milioni di individui e per più di seicentomila costituisce un problema rilevante.Ma quali sono le cause? 

“Gli acufeni possono essere legati ad alterazioni patologiche localizzate lungo l'intero percorso uditivo che coinvolgono, oltre all'orecchio, anche le vie neurali del sistema uditivo centrale”, spiega Gabriella Tognola dell'Istituto di elettronica e di ingegneria dell'informazione e delle telecomunicazioni (Ieiit) del Cnr. “Nella maggior parte dei casi, sono la conseguenza di lesioni al sistema uditivo dovute a un trauma acustico, per esempio incidenti che hanno coinvolto il capo o la zona cervicale, oppure a traumi causati da rumori intensi e impulsivi come quelli degli spari. Ma possono dipendere anche dalla presbiacusia, la perdita uditiva legata all'invecchiamento, dal calo dell'udito o anche da disturbi vestibolari, come la malattia di Ménière, o dalla somministrazione di farmaci ototossici. Inoltre, la relazione tra acufeni e ipoacusia non è univoca, non tutti coloro che hanno un udito anormale sviluppano infatti gli acufeni e viceversa: si è scoperto che esistono casi in persone con sensibilità uditiva normale e acufeni dovuti a micro alterazioni in alcune zone della coclea, dette 'zone morte', che non provocano perdite uditive ma che possono fungere da 'generatori' di acufeni. Ma ci sono anche altre cause, sono stati infatti correlati ad alterazioni del solo nervo uditivo dovute a una compressione microvascolare, anche in presenza di masse tumorali. Sono stati inoltre messi in relazione con i disturbi dell'articolazione temporo-mandibolare, con fattori emotivi e stress. In alcuni casi, poi, insorgono in seguito ad anomalie vascolari, quali malformazioni artero-venose e stenosi carotidea. Spesso l'insorgenza degli acufeni ha carattere multifattoriale, coinvolgendo contemporaneamente più di una delle cause riportate”.

Non tutte le forme di acufeni sono comunque uguali sia per durata sia per intensità. “Possono essere di carattere transitorio e durare una manciata di minuti oppure di tipo permanente. Le statistiche attuali riportano che almeno il 5% degli adulti a livello mondiale è affetto da acufeni di tipo permanente, in uno o in entrambe le orecchie”, continua la ricercatrice. “E differenti sono anche relativamente alla durata (temporanei o permanenti); alla gravità, ossia all'intensità con cui vengono percepiti; all'impatto che hanno sulla qualità della vita di chi ne soffre: alcune persone li sopportano bene e riescono a vivere la quotidianità in maniera normale anche soffrendone,  per altre, invece, il fastidio che provoca la loro percezione continua e forte è così importante e invasivo da determinare limitazioni nelle attività quotidiane e un impatto non trascurabile a livello cognitivo-psicologico, provocando, tra l'altro, depressione, forte stress, irritabilità e tendenza all'isolamento”.

È facile comprendere come chi soffre di questo disturbo così invadente desideri liberarsene, ma al momento mancano evidenze scientifiche di una cura, anche se sono possibili alcuni interventi che si sono rivelati validi. “Esistono trattamenti e strategie, testati scientificamente, che riescono ad alleviare gli effetti fastidiosi degli acufeni, restituendo una qualità di vita soddisfacente a chi ne è affetto”, chiarisce Tognola. “Dove è presente una patologia responsabile della loro insorgenza, si può ricorrere a terapie volte alla cura di queste malattie. Quando persistono anche riducendo la causa scatenante o quando insorgono senza un motivo apparente o non rimovibile, come  per esempio  nelle ipoacusie, si può ricorrere a vari interventi: trattamenti psicologici, quali la terapia cognitivo-comportamentale, in cui viene 'insegnato' come disassociare la sensazione di fastidio alla percezione dell'acufene; la terapia sonora, in cui vengono usati suoni a bassissima intensità come quelli ambientali o rumori efficaci nel mascherare acusticamente il fischio o il ronzio dell'acufene. La terapia sonora può essere somministrata mediante generatori di suono da utilizzare soprattutto la sera prima di coricarsi oppure tramite le protesi acustiche, nel caso in cui il soggetto già le utilizzi per trattare l'ipoacusia. In alcuni casi, si può ricorrere anche a trattamenti farmacologici, utilizzando sostanze che possono inibire i meccanismi neurali di attivazione degli acufeni o che non agiscono direttamente su tali meccanismi ma che permettono di alleviare le comorbidità, quali l'ansia e la depressione. Al momento, nessun trattamento farmacologico si è rivelato avere effetti a lungo termine nella loro riduzione”.

Anche l'Istituto del Cnr è impegnato nella ricerca di cure per gli acufeni. “Al Cnr-Ieiit abbiamo studiato gli effetti su questo disturbo della terapia sonora, ricavando una serie di indicatori quantitativi dell'efficacia del trattamento e abbiamo sviluppato modelli numerici del funzionamento della coclea per l'identificazione dei casi con sensibilità uditiva normale, in cui si può verificare l'acufene”, conclude la ricercatrice. “Infine, abbiamo sviluppato un tool dotato di una logica basata sull'Intelligenza artificiale per il supporto alla diagnosi e terapia clinica negli acufeni, che permette di ottimizzare la diagnosi e di predisporre una terapia più mirata e personalizzata. Il motore di Intelligenza artificiale realizzato in questo tool incrocia opportune informazioni che ricava dall'elaborazione automatica dell'anamnesi del paziente e dei risultati di eventuali precedenti indagini diagnostiche; quindi raffronta queste informazioni con le linee guida internazionali per la diagnosi e trattamento degli acufeni e supporta il medico nella fase decisionale, illustrando quali percorsi diagnostici possono essere più adeguati nel caso specifico. Durante la terapia, sulla base della diagnosi confermata dal medico, il tool suggerisce i percorsi terapeutici più efficaci e permette di personalizzare il trattamento in corso sulla base degli effetti e dell'efficacia che tale trattamento ha sul paziente, tenendo in conto comorbidità, effetti collaterali e reazioni avverse”.

Rita Bugliosi

Fonte: Gabriella Tognola, Istituto di elettronica e di ingegneria dell’informazione e delle telecomunicazioni , email gabriella.tognola@ieiit.cnr.it -