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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 22 - 24 nov 2021
ISSN 2037-4801

Focus - Anno delle donne  

Tecnologia

Il diritto di essere Stem

Le discipline Stem (Science, Technology, Engineering, Mathematics), fino ai primi anni del '900 erano competenza quasi esclusiva degli uomini. Cosa è cambiato da allora? L'Istat, nel report “Livelli di istruzione e partecipazione alla formazione” relativo all'anno 2020, riporta che la quota di laureate in queste materie è la metà di quella maschile. Insieme a Fosca Giannotti, informatica, docente alla Scuola Normale Superiore di Pisa, alla quale è stata affidata la prima cattedra di Informatica istituita quest'anno dall'ateneo pisano, e associata dell'Istituto di scienza e tecnologie dell'informazione (Isti) del Cnr, cerchiamo di capire com'è cambiato e sta cambiando l'approccio delle donne a questi ambiti disciplinari.

 “In passato si usava solo l'espressione 'uomo di scienza', poi lo storico William Wheewel, per parlare di Mary Somerville (1780-1870), una matematica-astronoma scozzese, coniò la parola 'scientist'Il rapporto AlmaLaurea 2018 (riferito ai laureati 2017), dimostra che le donne nelle Stem hanno un voto medio di laurea più alto (103,6 contro 101,6 degli uomini) e una maggiore regolarità negli studi, ma spesso preferiscono percorsi diversi, come se non si identificassero nelle discipline tecnico-scientifice”, spiega Giannotti. Secondo il report 'Uno sguardo sull'istruzione' (Education at a Glance 2017) dell'Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico), le donne laureate in discipline umanistiche, sanitarie e chimico-farmaceutiche, geobiologia, biotecnologia o architettura vanno dal 54 al 78%. Solo il 50% si laurea invece in scienze naturali, matematiche e statiche, e il 27% in ingegneria. La percentuale più bassa la troviamo nel campo delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione , con appena il 19%. “Eppure, la prima programmatrice è stata una donna, Ada Lovelace, che nel 1835 scrisse un algoritmo eseguibile dal proto-computer Analytic Engine, realizzato dal suo amico Charles Babbage. Ancora negli anni '60, durante il programma spaziale Apollo, i calcoli delle traiettorie erano realizzati da un gruppo di matematiche di colore guidate da Katherine Johnson che dovettero rivendicare a fatica il riconoscimento del loro ruolo, come racconta anche il  film del 2016, 'Il diritto di contare'”.

La conoscenza delle discipline Stem è però fondamentale per partecipare alla rivoluzione tecnologica in atto. “Siamo solo agli albori della rivoluzione digitale della nostra società. Una rivoluzione che cambia tutte le discipline”, continua la ricercatrice, “L'intelligenza artificiale, e le digital technology in generale, stanno cambiando il modo in cui i cittadini vivranno in questo mondo. Non può mancare la componente femminile in questa progettazione. Per raggiungere questo scopo, credo sia necessario cambiare la narrativa delle discipline Stem, mostrandone l'impatto sociale e cancellando lo stereotipo alla 'Big Bang Theory' dove lo scienziato è nerd e asociale”.

Ma cosa si sta facendo per colmare questo gap? Nel Pnrr, nell'azione dedicata alla ricerca, sono stati inseriti dei vincoli su come dovranno essere usati i fondi. Uno di questi è che le nuove risorse umane acquisite devono essere per il 40% donne. Lo vediamo anche in Europa dove, dal 2022, non sarà possibile per nessuna Istituzione partecipare a un progetto finanziato dall'Eu se tale Istituzione non ha preparato un Gender balance plan. “All'azione concreta del nostro ministero della Ricerca”, prosegue Giannotti, “si aggiungono quelle che le comunità scientifiche stesse possono compiere. Io ne ho appoggiata e realizzata una nella mia comunità scientifica, affinché le conferenze diano equo spazio alle donne in tutti i ruoli: comitati scientifici, invited speakers e così via. Per ovviare alla risposta tipica, cioè che non ci sono abbastanza scienziate in questa area, abbiamo preparato una lista da cui attingere. Sta a noi la responsabilità di mostrare alle giovani ricercatrici modelli e percorsi possibili. Alcune settimane fa, l'associazione 'Informatici senza frontiere' a Trento ha intitolato il Festival 2021 'D come digitale', intorno al tema dell'Intelligenza artificiale e dei dati, dove tutte le relatrici erano donne”.

Fosca Giannotti ritiene che la trasformazione culturale necessaria debba partire dalle scuole elementari, medie e superiori: “È lì che si creano i maggiori pregiudizi delle ragazze verso la matematica, la fisica, la tecnologia. La Barbie, un paio di anni fa, ha lanciato una nuova linea di bambole volte a evocare professionalità diverse nei sogni delle bambine: la Barbie scienziata, la Barbie astronauta etc. Le colleghe dell'Università Sapienza di Roma da anni realizzano un evento co-sponsorizzato da Acm (Association for computing machinery) per le ragazze delle scuole superiori che si chiama 'Nerd: non è roba per donne', mirato a fare gare di programmazione tra ragazze”. Insomma, la strada per colmare il divario è stata intrapresa ma è ancora lunga e presenta tante difficoltà e pregiudizi da superare. “Nel corso della carriera in professioni a minoranza femminile, le donne per essere considerate devono spesso avere performance molto più alte dei colleghi maschi”, conclude l'esperta. “Inoltre viviamo in un Paese in cui la cura di figli, casa e genitori poggia ancora prevalentemente sulle donne, nel bene e nel male. Personalmente credo che i maschi si perdano molto a non cogliere il piacere di questa parte della nostra vita. La diversità di genere è sempre un valore, anche nelle professioni e attività a maggioranza femminile”.

Alessia Cosseddu

Fonte: Fosca Giannotti, Istituto di scienza e tecnologie dell'informazione "Alessandro Faedo", Pisa , email fosca.giannotti@isti.cnr.it -