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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 4 - 29 feb 2012

Focus - Proverbi  

<b>L'erba cattiva non muore mai</b>
Ambiente

L'erba cattiva non muore mai

'L'erba cattiva non muore mai': e cresce anche in fretta, si potrebbe aggiungere. Queste infatti sono le due peculiarità fondamentali delle erbe infestanti. "Alcune caratteristiche biologiche, fisiologiche, riproduttive diverse rendono una qualsiasi specie spontanea più o meno idonea a diventare pianta infestante o, più popolarmente, erbaccia", spiega Maurizio Vurro dell'Istituto di scienze delle produzioni alimentari (Ispa) del Cnr di Bari. "Ad esempio, crescono più rapidamente, quindi possono occupare gli spazi più velocemente di altre; utilizzano meglio le sostanze nutritive, l'acqua e la luce; producono una maggiore quantità di semi che possono germogliare più prontamente".

I loro habitat di elezione sono i ruderi, le acque lacustri e, in città, muri, marciapiedi, manti stradali, con effetti più o meno dannosi. Ma il settore che più risente della loro azione è quello agricolo. "Nelle aree coltivate", aggiunge Vurro, "l'invasione di piante infestanti può essere favorita dalla diminuzione della mano d'opera occupata, dall'abbandono della pratica della rotazione colturale e da concimazioni più elevate".

La genetica delle piante infestanti è un campo di ricerca ormai diffuso. "Negli Usa,  si sta studiando il genoma di una pianta particolarmente dannosa, l'Amaranthus tuberculatus, la prima erba a essere sequenziata per la ricerca di geni specifici per la resistenza agli erbicidi", conclude il ricercatore dell'Ispa-Cnr. "Ottenere dati genomici significativi aiuterà a capire cosa trasforma una pianta in un'infestante. C'è, inoltre, il caso di piante trattate sempre con lo stesso agente chimico, che subiscono mutazioni genetiche o selezionano genotipi resistenti, dando origine a una popolazione di piante 'diversa' e resistente a quell'erbicida".

Ma per 'non fare di ogni erba un fascio', si può però dire che anche quelle cattive possono diventare utili: molte erbe spontanee, infatti, fanno parte sin dall'antichità delle tradizioni alimentari locali.

 

Rita Lena

Fonte: Maurizio Vurro, Istituto di scienze delle produzioni alimentari, Bari, tel. 080/5929331 , email maurizio.vurro@ispa.cnr.it -