Ultima edizione | Archivio giornali | Archivio tematico | Archivio video

CNR: Alamanacco della Scienza

Archivio

N. 11 - 8 nov 2017
ISSN 2037-4801

Focus - Paure  

Socio-economico

Non è un paese per occupati

Se in passato si temeva di perdere il proprio impiego, oggi la situazione è peggiore: si ha paura di non riuscire a trovarlo. "La crisi economica del 2008 ha inciso in modo determinante in tutti i comparti occupazionali e in tutti i territori, provocando un'ondata di licenziamenti soprattutto nel settore industriale”, spiega Michele Colucci dell'Istituto di studi sulle società del Mediterraneo (Issm) del Cnr. “Le conseguenze della crisi si devono valutare non solo sul piano della disoccupazione, ma anche dal punto di vista del cambiamento delle condizioni di lavoro e dell'aumento della precarietà. Così, se gli indicatori più recenti parlano di un leggero calo della disoccupazione, ci sono però segnali che forniscono un quadro meno positivo, per esempio il numero di incidenti mortali sul lavoro nel 2017 è aumentato del 5% nei primi sette mesi rispetto allo stesso periodo del 2016”.

Nell'ultimo periodo, l'azione di rilancio degli investimenti pubblici ha prodotto un cambiamento del Pil pro-capite, i dati Istat confermano che l'Italia ha subito nel secondo trimestre del 2017 un'accelerazione che ha portato a un aumento del Pil dello 0,4% rispetto al trimestre precedente e dell'1,5% nei confronti del secondo trimestre del 2016. Secondo le ultime stime dell'Istituto di statistica, il Pil del nostro Paese cresce ininterrottamente da dieci trimestri consecutivi, ossia dai primi mesi del 2015. Diversa la situazione della disoccupazione. Rispetto al 2007, anno in cui era pari al 7,5%, c'è stato un peggioramento fino al 2016, con 12 punti percentuali. Nel secondo trimestre del 2017, il numero dei disoccupati è sceso di 154 mila unità in un anno, con un calo del 5,1% e, viceversa, gli occupati sono saliti di 78 mila unità.

“In Italia il tasso di disoccupazione secondo l'Istat è arrivato all'11,3%, secondo le rilevazioni disponibili fino al mese di luglio 2017. È un dato che conferma la presenza nel nostro Paese di una disoccupazione alta, anche se la situazione è leggermente migliorata rispetto a periodi quali il 2013-15, quando il tasso di disoccupazione aveva abbondantemente superato il 12%, per arrivare in alcune fasi anche al 13%”, prosegue il ricercatore. “La situazione nel nostro Paese però rimane decisamente peggiore rispetto a quella di altri stati europei: al marzo 2017 il tasso era al 3,9% in Germania, al 4,5% in Gran Bretagna e al 9,5% in Francia”.

Inoltre, si sono registrati numerosi spostamenti tra Nord e Sud per cause legate al lavoro. “Le migrazioni interne non sono facili da quantificare, poiché abbiamo a disposizione soltanto il dato sui trasferimenti di residenza che non restituiscono appieno la consistenza del fenomeno. Sappiamo che nel corso del 2015 circa un milione e 300 mila persone hanno cambiato comune e che si tratta di soggetti molto diversi tra loro: insegnanti, operai, braccianti, italiani e stranieri”, conclude Colucci. “Un fenomeno plurale e variegato, che rispetto al passato ha assunto dimensioni differenti, ad esempio non sono più le città del triangolo industriale del Nord Ovest ad essere le più attrattive, ma alcune province dell'Italia centrale e del Nord Est, che hanno resistito meglio di altre alla crisi e dove, oltre a esserci migliori condizioni lavorative, c'è un sistema di welfare più efficiente”.

Chiara Caproni

Fonte: Michele Colucci, Istituto di studi sulle societ del Mediterraneo, tel. 081/6134086227 , email colucci@issm.cnr.it -