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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 11 - 8 nov 2017
ISSN 2037-4801

L'altra ricerca   a cura di Marina Landolfi

Università ed Enti

La lingua batte dove la band suona

Esibirsi cantando in una lingua inedita. È quanto fanno gli Xhu, band world music di Napoli il cui nome proviene proprio dalla lingua in cui si esprimono, lo Xhu, un codice grammaticale nato in forma grafica (segni) e sviluppatosi con il tempo in fonemi (suoni). L'innovativo progetto trae spunto da concetti, acquisizioni e dati propri della linguistica e della psicologia. Ogni testo della band viene composto e cantato nella lingua Xhu, che si basa su segni grafici associati alle lettere dell'alfabeto. Questa scrittura è stata sviluppata negli anni fino a costituire un sistema misto, comprensivo sia di crittogrammi che di ideogrammi corrispondenti a unità linguistiche diverse, quali lettere, doppie, dittonghi, nomi, verbi. In questo senso, pur se costruita sul calco dell'italiano, la lingua scritta Xhu si ispira a sistemi di scrittura non occidentali come quello giapponese, in cui convivono il Kanji (costituito da ideogrammi corrispondenti a parole intere) e il Kana (un sillabario fonetico).

L'ideatore Alessandro Capasso ha poi associato i suoni a quelli che per molto tempo sono stati solo grafemi (segni elementari che costituiscono l'unità minima dei sistemi di scrittura). “Il processo di associazione di suoni a segni è avvenuto attraverso un'assegnazione arbitraria e tramite test condotti con un piccolo numero di partecipanti adulti. Il progetto si ispira molto alla ricerca in psicologia della percezione”, commenta Cristina Burani dell'Istituto di scienze e tecnologie della cognizione (Istc) del Cnr. “Ai partecipanti del test è stato chiesto di associare a ciascun segno grafico un suono attraverso la sola voce, facendosi ispirare dalle emozioni/suggestioni evocate dal segno. I risultati hanno mostrato che i partecipanti hanno associato a uno stesso simbolo fonemi/suoni simili. Inoltre, alcuni segni hanno evocato in più persone la stessa emozione/suggestione a causa delle caratteristiche della lingua Xhu, curata negli aspetti visivi”.

L'esperimento Xhu conferma il fonosimbolismo. “L'associazione simbolo-suono trae spunto da risultati di ricerche come quelle di Wolfgang Köhler, più volte replicati in psicologia. Nella lingua Xhu quasi tutti i segni che presentavano tratti curvi hanno determinato una regolarità nel ritmo e nella tonalità, a differenza dei segni con forme squadrate o irregolari che sono stati associati a una progressione del profilo di intonazione e del ritmo di articolazione”, aggiunge la ricercatrice.

Capasso si è basato sull'idea che esistano archetipi/simboli 'a priori' in ogni individuo, una parte dell'inconscio comune a tutti gli esseri umani, nel solco della psicoanalisi sviluppata da Carl Gustav Jung. “Tale interpretazione non è però l'unica possibile”, osserva Burani. “È possibile infatti ricondurre gli effetti riscontrati con la lingua Xhu a ipotesi formulate nell'ambito delle neuroscienze. Ad esempio, il neuroscienziato Ramachandran ha dimostrato in un esperimento un'associabilità tra nomi e forme, interpretandola sulla base di fattori biologici e onto-filo-genetici. Nell'esperimento di questo esperto di percezione visiva, l'aspetto visivo di una forma spigolosa veniva associato al nome dal suono aspro 'kiki', mentre il nome 'boba', costituito da suoni dolci, veniva attribuito a una forma tondeggiante. Nello sviluppo del linguaggio, i nomi scelti per le cose non sarebbero dunque frutto di una decisione arbitraria ma di somiglianze fra forme”.

Anche la realizzazione sonora dei fonemi Xhu presenta alcune caratteristiche che suscitano elementi di discussione. “Il sound degli Xhu è fortemente influenzato da quello di artisti come Peter Gabriel e altri della scena world rock mondiale. Pertanto, paradossalmente, mentre la lingua di origine è costruita sul calco dell'italiano, la lingua cantata risulta realizzata sul calco fonetico e prosodico della lingua inglese, che è alla base di questo genere musicale di cui sopra. In definitiva, mentre il progetto di lingua sonora intende rifarsi a fenomeni di tipo universale, la sua realizzazione risulta invece molto english-centered”, conclude la ricercatrice.

G. E.

Fonte: Cristina Burani, Istituto di scienze e tecnologie della cognizione, Roma, tel. 06/44595263 , email cristina.burani@istc.cnr.it -