Ultima edizione | Archivio giornali | Archivio tematico | Archivio video

CNR: Alamanacco della Scienza

Archivio

N. 8 - 14 lug 2010
ISSN 2037-4801

Focus - Mare  

Ambiente

Marea nera: un possibile aiuto dal Cnr

  1. Ha un potere assorbente pari a 30 volte il proprio peso,  il Polsolver realizzato da Gta Srl, una società del gruppo Arcobaleno.A che da alcuni anni opera in collaborazione con l'Istituto di geologia ambientale e geoingegneria (Igag) del Consiglio nazionale delle ricerche nella preparazione di materiali per bonifiche ambientali e per lo studio e l'applicazione di nuovi materiali e tecnologie di processo ambientali.

Una speranza per far sparire la 'marea nera'? "Sì, se sin dall'inizio si fosse tentato di assorbire il petrolio fuoriuscito dalla piattaforma della British Petroleum colata a picco nelle acque del Golfo del Messico", afferma Paolo Plescia dell' Igag-Cnr. "Ora dopo tanti giorni di spillamento, durante i quali sono state usate grandi quantità di disperdenti e di sostanze chimiche, la situazione è molto più complicata. Le sostanze utilizzate tendono a sciogliere o diminuire la viscosità dell'olio versato, inducendo, in questo modo, la formazione di sottoprodotti ancora più complessi da trattare".

Ci sono voluti due anni per mettere a punto Polysolver, un materiale che proviene essenzialmente dal recupero di polimeri di rifiuti elettronici. "Polimeri inerti", aggiunge il ricercatore, "che normalmente vengono mandati in discarica e che noi invece recuperiamo e trattiamo modificandoli sulla superficie, fino a farli diventare porosi e fortemente assorbenti, adatti per gli idrocarburi. Il prodotto finito è inerte dal punto di vista chimico, non reagisce con acidi o basi e non viene dissolto da solventi forti, ma lavora molto bene con gli idrocarburi: quando assorbe si forma una specie di pasta che diventa solida e quindi può essere recuperata dagli operatori con una semplice rete. E il mare ritorna pulito". Con una tonnellata di questo materiale, secondo Plescia, si possono assorbire 30 tonnellate di idrocarburi o di olio sversati in mare. 

Polysolver, sottoposto a test di certificazioni, è stato messo a disposizione delle aziende interessate e proposto all'Epa (Environmental Protection Agency), l'agenzia ambientale americana, con la quale i ricercatori italiani stanno collaborando per una serie di prove. Viste le sue caratteristiche, l'articolo potrebbe essere ancora utile, se non altro per creare zone di raccolta dell'olio che sta migrando verso le coste della Florida.

Il danno della cosiddetta 'marea nera' sull'ambiente, ha purtroppo altri risvolti inquietanti che si proiettano nel medio e lungo termine, creati dalle condizioni ambientali proprie di quelle latitudini. Secondo Plescia si potrebbe determinare una situazione della quale si è parlato poco: "A quelle latitudini il sole svolge una funzione catalitica importante e tutto ciò che è in superficie nel mare viene bombardato dai raggi ultravioletti e tende a ossidare le emulsioni di olio, formando policiclici ossidati, estremamente pericolosi per l'ambiente, che sono peraltro molto più solubili dei composti chimici del petrolio".

Rita Lena

Fonte: Paolo Plescia, Istituto di geologia ambientale e geoingegneria, Roma, tel. 06/90672508 , email paolo.plescia@mlib.ismn.cnr.it -