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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 8 - 14 lug 2010
ISSN 2037-4801

Focus - Mare  

Tecnologia

Romeo, lo shuttle sottomarino

Scende fino a 500 metri di profondità per esplorare oscuri abissi, visionare vulcani sottomarini, cercare antichi relitti, vecchi ordigni bellici, città sommerse e giacimenti di petrolio. È Romeo, veicolo subacqueo robotizzato e filoguidato da un operatore remoto, in grado di mappare i fondali con dispositivi ottici e acustici. Realizzato a metà degli anni '90 dal Reparto robotica marina dell'Istituto per l'automazione navale (Ian-Cnr) di Genova (dal 2002 Istituto di studi sui sistemi intelligenti per l'automazione - Issia-Cnr), questo Rov (Remotely operated vehicle) consente, grazie alle sue medie dimensioni, di effettuare ricerche oceanografiche anche in ambienti ostili e remoti, lavorando come uno shuttle bentico. La presenza del cavo, se da una parte costituisce un ingombro, limitando l'area d'azione del veicolo, amplificando i disturbi indotti dalle correnti e aumentando le attrezzature logistiche richieste, dall'altra incrementa in modo significativo l'autonomia del mezzo, sia dal punto di vista energetico sia per le trasmissioni video in tempo reale e ad alta qualità.

"Romeo pesa in aria circa 450 kg, è lungo 130 cm, largo 90 e alto 100",  spiega Massimo Caccia, responsabile dell'Issia-Cnr di Genova. "E' equipaggiato con quattro motori orizzontali e quattro verticali che gli conferiscono un'alta precisione di manovra in prossimità del fondale. I collegamenti in fibra ottica consentono la trasmissione live di quattro canali televisivi, oltre a connessioni Ethernet e seriali con l'elettronica e la strumentazione di bordo. La slitta intercambiabile gli permette poi di trasportare attrezzatura scientifica per la raccolta di dati e campioni". 

Romeo è stato utilizzato in vari progetti finanziati dal Programma nazionale di ricerche in Antartide (Pnra) tra il 1997 e il 2006 per raccogliere dati, campioni e immagini sulle attività biologiche al di sotto della coltre ghiacciata, supportando la sperimentazione di strumentazione acustica in ambiente polare.

"Il 18 dicembre del 2001", ricorda Caccia, "numerosi studenti riuscirono a osservare, in diretta, i fondali antartici in prossimità della Stazione Italiana di Baia Terra Nova nel Mare di Ross, sullo schermo della sala convegni della sede centrale del Cnr a Roma, grazie alle immagini trasmesse da Romeo con collegamento internet e satellitare. Il veicolo, filoguidato, si immergeva da un'apertura di tre metri di ghiaccio marino ricoperta da una tenda che costituiva il campo base per le operazioni. Proprio lì Romeo riceveva ogni giorno la visita della sua 'Giulietta', una giovane foca, incuriosita dallo strano essere colorato e motorizzato che nuotava nel suo mare".

"Gli studenti", prosegue Caccia, "in quell'occasione riuscirono a scoprire i coloratissimi e pieni di vita fondali antartici e, cosa ancor più straordinaria, a pilotare a turno quello che dieci anni dopo avrebbero chiamato 'avatar sottomarino'".

Successivamente il Rov Romeo è stato messo a mare da una piccola imbarcazione di appoggio per effettuare attività di monitoraggio dell'ambiente bentico in un'area marina protetta sempre in prossimità di Baia Terra Nova. Inoltre, è stato installato nella slitta del Rov un sistema 'Lidar', tecnica di telerilevamento sviluppata dall'Enea (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile), per analizzare la composizione chimica delle sostanze disciolte nel mare e quindi rilevare la presenza di alghe cromofore, varie impurità dell'acqua e studiare la fotosintesi del plancton.

Ma "le possibilità offerte dalla presenza della slitta intercambiabile a bordo di Romeo", illustra il responsabile, "sono state ulteriormente sfruttate nel corso della spedizione italiana in Antartide 2003-'04, quando, nell'ambito del progetto Antarctic Benthic Shuttle, la slitta si è trasformata in una camera bentica, posizionata e rilasciata sul fondale al di sotto del pack ghiacciato e poi recuperata dal veicolo robotizzato, ventiquattro ore dopo, registrando immagini degli abissi e permettendo lo studio degli interscambi tra l'oceano e il fondale".

I Rov sono oramai protagonisti indiretti di innumerevoli scoperte e rivelazioni straordinarie. Ne esistono di diverso tipo, quelli di ultima generazione, più versatili e potenti, possono raggiungere anche 10.000 m di profondità, montare diverse apparecchiature, tra cui sonar, magnetometri, videocamere, braccio manipolatore, campionatori d'acqua, strumenti che misurano parametri chimico fisici e sistemi di posizionamento.

Silvia Mattoni

Fonte: Massimo Caccia, Istituto di studi sui sistemi intelligenti per l'automazione, Bari , email massimo.caccia@ge.issia.cnr.it -