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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 8 - 14 lug 2010
ISSN 2037-4801

Focus - Mare  

Ambiente

Quei molluschi golosi dei legni della Laguna

Gli antichi marinai romani le conoscevano già, quando per difendersi dai loro attacchi portavano le navi in acque dolci e  usavano coprire gli scafi con lamine di piombo e chiodi di rame. Parliamo delle 'teredini', molluschi bivalvi xilofagi, che per nutrirsi, come gli altri bivalvi, filtrano plancton dall'acqua, ma che con l'aiuto di batteri endosimbionti possono digerire anche parte del legno che sbriciolano per  realizzare le gallerie: scavano all'interno di pali di ormeggio, pontili e bricole di segnalazione (i grossi pali che indicano i canali navigabili anche in condizioni di bassa marea) e  ne compromettono la stabilità, costringendo a una continua loro sostituzione.

Nel prossimo autunno l'Istituto di scienze marine (Ismar) del Cnr di Venezia presenterà i risultati di uno studio, condotto nella Laguna, sponsorizzato dal Magistrato alle Acque di Venezia e finanziato dal suo concessionario unico Consorzio Venezia Nuova, dedicato alla valutazione delle tecniche di protezione, materiali alternativi ed ecologia delle maggiori specie responsabili.

"Ci è stato aneddoticamente segnalato dagli operatori del settore un forte aumento della velocità dell'attacco da parte delle teredini negli ultimi anni", spiega Davide Tagliapietra biologo dell'Ismar-Cnr e coordinatore del progetto, "A oggi non sono disponibili misure dell'entità del fenomeno, ma alcuni pali di venticinque centimetri di diametro che abbiamo monitorato si sono schiantati in un anno, un tempo notevolmente più breve rispetto ai dati riportati da testimonianze degli inizi dell'800".

Le teredini hanno un corpo molto allungato che conferisce loro un aspetto vermiforme e usano la conchiglia all'estremità anteriore come una fresa, roteandola col movimento della robusta muscolatura per perforare e scavare all'interno del legno. "L'attacco delle teredini, che interessa tutta la lunghezza del palo, avviene per insediamento delle larve e successiva propagazione all'interno del legno", continua il ricercatore. "Il foro iniziale d'entrata solitamente è piccolo e quasi impercettibile, rendendo difficile il riconoscimento visivo dall'esterno: le gallerie, rivestite internamente di uno strato calcareo, aumentano invece notevolmente in diametro e lunghezza con la crescita dell'organismo propagandosi verticalmente con diametri che raggiungono il centimetro. A questo punto il numero altissimo di animali e gli insediamenti successivi fanno in modo che il legno si disintegri. Inoltre, le teredini sono in grado di chiudere il proprio tunnel tramite le palette, strutture rigide poste all'estremità del mantello, fondamentali per il riconoscimento delle specie, e di sopravvivere chiuse all'interno per lunghi periodi di tempo in caso di emersioni prolungate, salinità non tollerate o anossia delle acque".

'Teredo navalis', e 'Lyrodus pedicellatus' sono le principali specie rinvenute nella acque di Venezia."Il nostro studio vuole fornire informazioni fondamentali sul ciclo biologico e sulla distribuzione delle varie specie di organismi xilofagi in laguna, non solo sulle teredini, ma anche sui crostacei 'Limnoria' e 'Chelura', responsabili dell'aggressione dei legni dall'esterno, oltre che sulla durabilità di diversi tipi di legno al loro attacco", prosegue Tagliapietra.  "A questa analisi, abbiamo affiancato quella degli aspetti ecologici del fenomeno, allo scopo di migliorare l'efficacia delle proposte tecniche e di poter giungere a una gestione differenziale del problema nei diversi contesti della città e dell'ambiente lagunare. L'obiettivo è duplice, da una parte c'è la valutazione della resistenza all'attacco dei diversi materiali proposti dall'amministrazione pubblica, dall'altra lo studio ecologico delle specie coinvolte e lo sviluppo di un modello che dovrebbe permette di stimare l'entità dell'attacco e, quindi, la vulnerabilità dei manufatti al mutare delle condizioni ambientali, anche in rapporto a possibili cambiamenti climatici e modificazioni del regime mareale".

Giuseppe Di Eugenio

Fonte: Davide Tagliapietra , Istituto di scienze marine, Venezia, tel. 041/2407920 - 977, email davide.tagliapietra@ismar.cnr.it