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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 19 - 13 ott 2021
ISSN 2037-4801

Editoriale

Le macchine del tempo

Secondo i dati forniti dalla Federazione internazionale di robotica, l'Italia è il sesto Paese al mondo per numero di robot, installati nelle fabbriche ma anche in altri ambiti, da quello medico alle abitazioni. E questo Almanacco della Scienza è dedicato proprio al loro complesso (a proposito: guardate i nostri auguri video al Nobel per la fisica Giorgio Parisi) mondo.

I campi di applicazione di bot, cobot, automi, macchine varie, Ai, sono davvero infiniti, come vediamo nel Focus: dalle auto a guida autonoma degli account automatizzati, di cui parlano rispettivamente Paolo Santi e Maurizio Tesconi dell'Istituto di informatica e telematica. L'ambito sanitario è certamente tra i più interessanti, come confermano gli interventi sulla robotica chirurgica di Giorgio Soldani dell'Istituto di fisiologia clinica e sulla riabilitazione socio-cognitiva-comportamentale di Giovanni Pioggia dell'Istituto per la ricerca e l'innovazione biomedica.

Perché, allora, l'accettazione dei robot è così problematica? Questo il tema affrontato da Umberto Maniscalco dell'Istituto di calcolo ad alte prestazioni e da Daniele Archibugi dell'Istituto di ricerche sulla popolazione e le politiche sociali, che spiegano tra l'altro perché vadano visti come alleati e non nemici dell'occupazione: 97 milioni di posti di lavoro creati contro 85 persi entro il 2025, secondo le previsioni. Non a caso, come spiega Luca Moretti dell'Ufficio relazioni europee e internazionali, i finanziamenti destinati dall'Unione europea a questo settore sono così ingenti, ben 15,3 miliardi di euro in sette anni.

Infine, c'è l'aspetto culturale: Emiliano degli Innocenti e Par Larson dell'Istituto Opera del vocabolario italiano si concentrano sull'etimologia del termine robot. Si pensi poi alla fantascienza, che ricordiamo con “Io, robot” di Isaac Asimov nelle Recensioni, dove parliamo anche di “Un robot per vincere le tentazioni” di Paolo Gallina, che spiega come persino una sveglia rientri in qualche modo in questa categoria, “Perché i robot sono stupidi?” di Federico Taddia e Barbara Mazzolai e del sito della Scuola di robotica. Mentre in Altra ricerca ricordiamo il Laboratorio di robotica Odino di Verona.

In questo ampio settore le attività svolte dal Consiglio nazionale delle ricerche sono davvero troppe per ricordarle tutte. Dalle attività dell'Istituto di scienze e tecnologie della cognizione su ragionamento automatico e simulazione dei processi cognitivi e sociali alla collettanea sull'Intelligenza artificiale per lo sviluppo sostenibile a cui hanno collaborato, tra gli altri, il direttore f.f. del Dipartimento scienze umane Amedeo Cesta, i ricercatori Gabriele Cortellessa e Laura Burzagli e Fosca Giannotti, titolare della prima cattedra di Informatica della Scuola Normale di Pisa. “Spesso la robotica, l'automazione, la tecnologia vengono interpretate come qualcosa di disumanizzante, in un'ottica neo-luddista, ma non è così. Oggi, per esempio, grazie alla medicina digitale riusciamo a colmare le distanze tra le persone, specialmente le più fragili e sole, e molti progetti di ricerca sull'intelligenza artificiale puntano a tecnologie e terapie sempre più avanzate nella riabilitazione e nell'assistenza di anziani e disabili, che possono avere così una migliore qualità di vita”, ha dichiarato Maria Chiara Carrozza, presidente del Consiglio nazionale delle ricerche ed esperta in biorobotica, tra l'altro professore ordinario di Bioingegneria industriale, coordinatore scientifico dell'area di Neuro-robotica e titolare dei corsi sulla quarta Rivoluzione industriale e sulla trasformazione digitale presso la Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa.

“Il sistema italiano della robotica soffre dell'estrema frammentazione delle piccole e medie imprese, tipica dell'economia italiana. Da questa situazione dovrebbe derivare una particolare attenzione verso il mondo dell'automazione, che è un ambito in cui l'Italia è molto forte, tesa a favorire alleanze e crescita dimensionale”, osserva la presidente Carrozza, che ha investito molta parte della sua carriera di studio sulle innovazioni a vantaggio delle fragilità e delle diverse abilità, come co-direttore scientifico e co-fondatore del Master Rehab Tech e come direttore scientifico della Fondazione Don Carlo Gnocchi onlus. “Si dovrebbe, cioè, investire sui ricercatori e favorire un cambiamento culturale, anche tenendo conto degli importanti investimenti legati al Pnrr e dei colossali programmi di ricerca in corso a livello globale, dagli Stati Uniti alla Cina”. Insomma, serve un cambiamento di mentalità. “Ogni strumento tecnologico che subentra all'uomo può consentire di lavorare esponendosi a minori rischi e fatica. Oggi che stiamo giustamente ponendo tanta attenzione alla sicurezza sul lavoro dovremmo riflettere su queste opportunità”.

M. F.