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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 4 - 2 mar 2011
ISSN 2037-4801

Faccia a faccia

Almanacco della Scienza CNR -->La tecnologia? Dovrebbe essere più accessibile agli anziani

La tecnologia? Dovrebbe essere più accessibile agli anziani

Dopo la laurea in lettere conseguita all'Università Cattolica del Sacro Cuore, Irene Pivetti inizia a lavorare come giornalista, scrivendo per varie testate tra cui L'Indipendente. In parallelo comincia la carriera politica che la porta a essere eletta deputato per la prima volta nel 1992, mentre due anni più tardi diviene la più giovane presidente della Camera dei deputati. Tornata al giornalismo, collabora con testate come Il Messaggero e Libero. Successivamente sbarca in televisione: per La7 conduce la trasmissione ‘Fa' la cosa giusta', poi passa a Mediaset dove conduce ‘Bisturi! Nessuno è perfetto', ‘Giallo1', ‘Liberitutti' e ‘Tempi moderni'.

Figlia del regista Paolo Pivetti e dell'attrice Grazia Gabrielli, nipote del linguista Aldo Gabrielli: quanto ha inciso nella formazione sua e di sua sorella Veronica, attrice, provenire da una famiglia di questo genere?

Per me ha inciso moltissimo. Penso che il patrimonio culturale ricevuto dalla mia famiglia sia stato molto importante, non solo per le nozioni che ho in qualche modo ‘respirato', ma soprattutto per l'amore per la cultura che i miei hanno saputo trasmettermi. D'altra parte, però, c'è un'evidente vena teatrale ‘pubblica' della mia famiglia che invece io so di non aver assunto del tutto, nonostante abbia fatto televisione.

A proposito di televisione, nei  programmi di attualità e d'inchiesta che ha condotto le è capitato di confrontarsi con le problematiche della ricerca?

Qualche volta, nei programmi d'inchiesta. Devo dire, però, che attività di sostegno alla ricerca ne ho svolte soprattutto facendo consulenza per il Centro italiano di ricerche aerospaziali. Il mio compito era quello di farlo conoscere, sia al pubblico sia alle nostre stesse istituzioni, che, paradossalmente, non ne sapevano granché. Sarebbe bene, invece, che in Italia fossimo più consapevoli delle nostre risorse e dell'esistenza di strutture eccellenti.

Un suo programma ‘Bisturi!', è stato invece accusato di trasmettere un messaggio fuorviante dal punto di vista scientifico-culturale. Come risponde a tali critiche?

È una trasmissione di molti anni fa. Come ho detto più volte, ‘Bisturi!' era un programma molto all'italiana che trattava soprattutto storie familiari. Le faccio un esempio: una madre che, dopo tre gravidanze, vuole ricorrere alla chirurgia estetica per farsi ridurre la pancia che le crea imbarazzo. Questo non mi sembra un uso sconsiderato della chirurgia estetica: il tema della bellezza era toccato, sì, ma la trasmissione aveva lo scopo di aiutare persone che avevano subito traumi o soffrivano di malformazioni o deformazioni. Chi veniva per ‘farsi bello' magari somigliando a tale attrice o tale attore veniva respinto. Insomma, mi sento di confutare le critiche che gli sono state mosse. E faccio notare, invece, che contemporaneamente a noi andava in onda su un'altra emittente un format americano molto simile, in cui una persona subiva fino a venti operazioni per diventare il sosia di un suo idolo: questo secondo me è immorale.

Nella sua carriera politico-istituzionale, invece, le è capitato di incontrare il mondo della ricerca scientifica?

Raramente, in un caso quando ero agli inizi, in Commissione Affari sociali. Per molti mesi discutemmo, e infine approvammo, la legge sull'accertamento di morte, il che implicò una serie di dibattiti medico-scientifici ed etici di estrema importanza. Però devo dire che la mia attività è stata molto più orientata sulle problematiche di tipo sociale.

Di cui si occupa anche con la sua attuale attività alla fondazione ‘Learn to be free', che ha lo scopo di creare opportunità di lavoro per persone in difficoltà.

Noi siamo creatori d'impresa: il nostro obiettivo è creare le condizioni per aiutare la nascita dell'imprenditorialità e, conseguentemente, di nuovi posti di lavoro e cerchiamo anche di aiutare le aziende che rischiano di scomparire in tutti i campi: dallo sport all'industria alberghiera. Ultimamente, abbiamo preso in considerazione alcuni progetti sanitari, rivolti soprattutto ai disagi infantili e all'obesità, che potrebbero generare nuova occupazione.

Ltbf promuove un progetto per l'inserimento professionale di studenti italiani che abbiano frequentato Master in Business administration negli Stati Uniti. Come crede si possa arginare l'esodo dall'Italia di professionalità di alta qualificazione?

Penso che le migliori professionalità possano esprimersi al meglio anche qui, a patto che si riconoscano loro adeguati incentivi. Da una parte bisogna puntare sul senso di appartenenza a una nazione bella come l'Italia, perché comunque questo è un valore: io sono orgogliosa di essere italiana e di cercare di dare qui il mio contributo. Dall'altra parte, tuttavia, bisogna vedere quali sono le condizioni concrete: non possiamo biasimare un ragazzo ambizioso che va all'estero se trova un'opportunità di lavoro più gratificante. Per questo bisogna investire non solo sulla ricerca ma sulla stima sociale che se ne ha e sulla valorizzazione di certe competenze quale motore dello sviluppo delle nostre imprese.

La fondazione costruisce percorsi di formazione in e-learning. Come giudica l'aggiornamento della didattica offerto dalle nuove tecnologie?

Molto positivamente. Penso, però, che queste tecnologie siano davvero utili solo se si hanno le idee chiare su cosa farci. È come avere una macchina più potente: se non so guidarla bene vado a sbattere, quindi tanto vale utilizzare gli strumenti tradizionali.

Che idea ha in generale, considera la ricerca più come una risorsa o la guarda con timore?

La considero sempre una risorsa. L'unica cosa che osservo è che ci vorrebbe un po' più di reciproca comprensione: è vero che istituzioni, imprese e opinione pubblica devono preoccuparsi di un comparto così importante, ma è anche vero il contrario. Quando c'è un accordo mancato è sempre bene farsi un esame di coscienza da entrambe le parti.

C'è una ricerca che le piacerebbe fosse eseguita con successo?

Un tema che mi sta molto a cuore è il benessere degli anziani: mi sembra che spesso le nuove tecnologie non siano accessibili per questa parte di popolazione, poiché lo sforzo di divulgazione in loro favore è insufficiente. La ricerca e la tecnologia, invece, dovrebbero favorire anche l'inclusione sociale degli anziani che, sotto questo punto di vista, sono più sfavoriti rispetto ai giovani e se ne potrebbero invece avvantaggiare molto.

Paolo Dionisi