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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 17 - 6 nov 2012
ISSN 2037-4801

Faccia a faccia

Almanacco della Scienza CNR -->Un buon compagno è quello che serve

Un buon compagno è quello che serve

Mezzo secolo tondo di carriera per una delle coppie storiche dello spettacolo italiano: Cochi e Renato. Aurelio Ponzoni e Renato Pozzetto, rispettivamente 71 e 72 anni, hanno infatti debuttato a Milano prima ancora che, nel '65, nascesse il mitico Derby, del quale sono diventati protagonisti insieme con colleghi della levatura di Enzo Jannacci, Beppe Viola, Lino Toffolo, Felice Andreasi. Gli anni '70 sono stati quelli della grande notorietà televisiva, con trasmissioni come 'Il poeta e il contadino' e 'Canzonissima', mentre gli '80 hanno visto soprattutto Renato lavorare nel cinema con un grandissimo successo. Qualche anno di partnership, a dire il vero, l'hanno 'bucato' con una momentanea separazione, ma da tempo sono di nuovo insieme. Per festeggiare le nozze d'oro, come consuetudine nello spettacolo, i due hanno scelto di lavorare, portando in tournée teatrale 'Quelli del cabaret', una selezione dei loro sketch e brani musicali. Dopo il Sistina di Roma, in questi giorni (dal 13 al 25 novembre) sono al Nuovo di Milano e poi in giro per lo Stivale. Con un'energia che, anche a vederli sul palcoscenico, sembra confermare la tesi del teatro come cura di longevità.

Cosa ne pensa, Renato, il teatro fa bene?

"A dire il vero, visto che ho poca voce per una bronchite e che in questa stagione ho già dovuto prendere due volte gli antibiotici, le dovrei rispondere di no. Invece confermo che un mestiere come il nostro è un grande aiuto a una certa età, perché ti costringe a tenere il fisico e soprattutto la testa sempre svegli, allenati".

Allenati anche a osservare la realtà, aspetto che nel cabaret è fondamentale. Chi vi ha supportato nel 'rivisitare' i vostri pezzi storici?

"Guardi, l'unico aiuto di cui ho bisogno è quello musicale, sul quale tante volte ho chiesto anche a Enzo (Jannacci, ndr). Ma i testi sono tutti farina del mio sacco, anche nelle parti che sono state aggiunte o cambiate".

In questi cinquant'anni però la comicità è cambiata molto, soprattutto per la 'prevalenza del politico'.

"Un genere e uno spunto che a noi invece interessa poco. Tutto può prestarsi a una interpretazione comica, anche la vita politica, e quindi qualche battuta nello spettacolo c'è: ma senza darci le arie degli artisti 'impegnati', per carità. Diciamo che la nostra è una risata gratuita".

Sempre a proposito di aggiornamento, il suo rapporto con la tecnologia com'è?

"Mi sono sempre occupato molto di motori e di meccanica, è una passione che ho coltivato sin da ragazzo e francamente me ne intendo anche un po' di moto e auto. Come imprenditore, poi, ho aperto due società che si occupavano di elicotteri: una ha collaborato per qualche anno con il San Raffaele, mentre la vicenda della prima si è chiusa solo pochi giorni fa, quando ho vinto una causa che è durata 'appena' 12 anni, secondo i tempi italiani tipici...".

Alle auto si è appassionato anche come sportivo.

"Ho partecipato a tre Parigi-Dakar e in due occasioni ho raggiunto il traguardo, cosa che in quegli anni era già una grande conquista: erano i tempi in cui non c'erano gps o sistemi di geolocalizzazione. Avevo però con me un pilota eccezionale. In queste competizioni è essenziale avere buoni partner: ho anche gareggiato in due Venezia-Montecarlo di offshore, insieme con due campioni del mondo. Diciamo che sono stato abile ma anche molto fortunato nello scegliere i colleghi".

Come vive invece la tecnologia più recente, per esempio quella dell'informatica e delle comunicazioni?

"Ho sempre aperto davanti il pc, che mi pare un ottimo strumento per cercare informazioni, anche se magari mi faccio dare una mano quando ho dei lavori più lunghi da scrivere al computer. E poi il navigatore satellitare: è una grandissima comodità! Per esempio, ora che siamo in tournée con Cochi, viaggiamo molto, in genere guido io, si chiacchiera... E quando siamo in una città che non conosciamo ci permette di arrivare dritti davanti al teatro, oppure nel posto dove vogliamo mangiare: Asti, Pescia, Soragna, in ogni paese e città ho un ristorante da provare o dove tornare".

La cucina è un'altra delle sue passioni...

"Qualcosa di più, direi, e da tempi non sospetti, molto prima che diventasse una moda mediatica. Mangiare bene mi è sempre piaciuto, sin da ragazzo, e da poco ho aperto a Laveno Mombello un posto, la Locanda Montecristo, dove ho chiamato uno chef molto bravo, Massimo Torrengo, e abbiamo una decina di camere. Questo, per esempio, è il periodo dei tartufi, una meraviglia...".

Avendo attraversato con successo cabaret, cinema e televisione, qual è il genere che sente più congeniale?

"Ogni genere ha il suo linguaggio e tutti mi appassionano molto. Adesso ho appena finito di girare una fiction, che ho anche scritto insieme a mio figlio: 'Casa e bottega', andrà a breve in onda su Rai Uno. L'ha diretta Luca Ribuoli, un regista molto bravo: nello spettacolo, come in tutte le mie attività, cerco come le dicevo di trovare dei bravi compagni. E di essere contemporaneo, di non restare troppo attaccato al passato".

Guardando indietro, invece, come se la passava con le materie tecniche e scientifiche a scuola?

"Contrariamente alla maggioranza dei ragazzi mi piacevano molto, anche più di quelle letterarie, tant'è che ho deciso di diplomarmi come geometra proprio perché con la matematica me la cavavo molto bene".

Potrebbe pensare invece a una fiction ispirata alla scienza?

"Non credo. Insisto: devo essere molto legato alla contemporaneità e a ruoli che mi siano vicini, non potrei vestire i panni di un personaggio troppo distante da me. Il mio contributo in senso 'scientifico', se vogliamo dire così, l'ho dato come testimonial di varie campagne antifumo, una battaglia a cui tengo molto e su cui credo che le istituzioni pubbliche dovrebbero investire di più".

M.F.