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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 18 - 21 nov 2012
ISSN 2037-4801

Faccia a faccia

Almanacco della Scienza CNR -->Il bene di vivere ho incontrato

Il bene di vivere ho incontrato

Non potendola chiamare 'poetessa', termine che rifiuta, diciamo che Maria Luisa Spaziani è il più grande poeta italiano vivente. Novant'anni di età dichiarati con legittimo orgoglio, vista la splendida forma, quasi ottanta di scrittura (i primi versi li compose a 12), di lettura e rapporti con i maggiori autori italiani e stranieri del XX secolo. Tra tutti, le due relazioni con Eugenio Montale ed Elémire Zola. Una donna con la testa e i versi mai rivolti al passato o egocentricamente ripiegati, anzi desiderosa di aprirsi al presente, con spirito critico ma senza rimpianti.

Non possiamo che cominciare dalla poesia: uccisa o rinnovata dalle nuove forme di comunicazione?

Sono quasi 'costretta' a risponderle che anche la comunicazione di oggi, così concisa, può favorire la poesia. E comunque dobbiamo operare qualunque cosa per farla conoscere, apprezzare, amare: l'importante, come si fa con una gemma, è incastonarla in un contesto adeguato. Anni fa, per parlarne, mi offrirono uno spazio televisivo di 10 minuti, un'enormità per i tempi della tv, nei quali però ero continuamente interrotta da una presentatrice biondissima: se si spezza il ritmo, la poesia muore. E la radio? In 24 ore di programmazione basterebbe trovare pochi istanti.

Forse allontana dalla poesia l'aura paludata, ampollosa e sofferente...

Ma la mia non lo è e non lo è mai stata. Italo Calvino scrisse di me: 'ispirata e spiritosa', due attributi che difficilmente vanno d'accordo. Ci ritrovo molto i miei versi, anche quelli dei momenti più duri: quando morì Montale, scrissi: "Il meglio della seppia è l'osso / Il resto è per i cuochi". Sapevo che lui non amava affatto i toni troppo retorici e credo che avrebbe apprezzato. Eppure era un'ode in morte di un grande eroe, come dicono gli inglesi. Per alcuni invece funziona come nella preghiera: dovendo elevarsi più possibile, diventa difficile abbinarvi una battuta umoristica...

La sua poesia è molto legata all'amore, tema quanto mai classico. Ma ci sono vincoli nel tema che si affronta?

Nella mia ormai 'sterminata' opera ne ho scritto molto, ma ho scritto anche molto della natura, che mi ha sempre affascinato e che considero straordinaria, miracolosa. E persino della scienza. Con Rita Levi Montalcini da ragazze abitavamo vicine, ma conoscevo meglio la sorella: dopo il suo ritorno dall'America, invece, la professoressa mi scrisse una lettera per dirmi quanto avesse apprezzato la mia poesia dedicata al biologo e premio Nobel Jacques Monod, 'Dna': "Scandaglia il quaternario dentro di te assopito / fertile faglia vivida di cronache ancestrali / dov'è scritto il futuro". E volle aprire un suo libro con una mia poesia.

Della scienza cosa la ispira?

Un mio verso dice "Cerca, osa e che ti aiuti l'avventura". Il fatto che nel pensiero, nella conoscenza, l'uomo non sa cosa troverà e perciò è costretto a non fermarsi mai. Pensiamo a Colombo, scopritore di una terra che non sapeva esistesse... Questo credo che valga molto per gli scienziati, che non per nulla si chiamano 'ricercatori'. Ma della scienza e della tecnologia mi piacciono anche le parole, le metafore. Per indicare come lo spirito umano si espanda, mi ricordo di aver coniato il neologismo 'pantografare': sono certa che mai, prima di allora, la poesia aveva fatto riferimento a uno strumento come il pantografo.

Le parole sono il suo strumento di lavoro, come vive l'evoluzione della lingua?

Con una sofferenza enorme: la scomparsa del congiuntivo, per esempio, ci priva della possibilità di dare al nostro pensiero mille sfumature. Quando sento parlare i politici, poi, rabbrividisco. Anche la diffusione mondiale dell'inglese, per meglio dire dell'americano, nella forma semplificata e impoverita in cui viene solitamente usato impedisce di dare al periodo rotondità, bellezza. Questo difetto si avverte anche nella letteratura segnata da periodi brevi, sincopati: "Ciao, disse lui. Ciao, disse lei". La cultura nordamericana è tutto sommato ancora giovane, mantiene un fondo virginale, nasce da persone semplici, che cercavano un pezzo di terra da coltivare.

Il suo giudizio su Internet e sulla tecnologia non sarà meno severo, immagino.

La possibilità, in pochi istanti, di reperire quantità sterminate di informazioni e di esprimere il nostro parere a chiunque altro è miracolosa. Ma impedisce la riflessione, minaccia la profondità: il nostro cervello non ha una capacità adeguata, fatica se è costretto a seguire più cose consecutivamente o immediatamente. La mia infanzia e adolescenza sono state tanto ricche perché avevamo tempo, vivevamo con una calma intelligente di cui ormai neppure i bambini godono più..

E la sua scuola com'era?

Alle elementari imparammo a memoria il 33° canto del Paradiso e 'Piemonte' di Carducci, per non parlare del latino. Eppure gli insegnanti non ci puntavano la pistola alla tempia, ci insegnavano ad amare la bellezza di quelle poesie. È stato un imprinting, come quello di Konrad Lorenz con le papere... Oggi, se potessi, suggerirei di imparare a memoria almeno le sette poesie di 'Mediterraneo' negli 'Ossi di seppia' montaliani, anzi le renderei obbligatorie.

Suo padre era spaventato dalle sue passioni letterarie cui, pure, contribuiva.

Era un industriale, terrorizzato che finissi in mezzo a una strada. E, pur amando molto la cultura, voleva che avessi un mestiere sicuro. È morto che avevo 40 anni e non ero ancora all'apice del mio successo ma ha fatto in tempo a capire che riuscivo a mantenermi: certo, ho fatto qualunque mestiere, tranne uno: l'insegnante, la giornalista...

Da dove deriva la sua straordinaria vitalità? Dai geni o dall'allenamento intellettuale?

I miei avi sono morti tutti tra i 70 e gli 85 anni, quindi in età ragguardevoli, anche se oggi li guardo come fossero dei ragazzini. E se le devo dire, non avverto nessuna differenza tra la mia persona di oggi e quella di quando avevo 30 anni. Forse perché scrivo nello stesso modo, sempre cercando di essere me stessa e non seguire le mode, tanto meno quelle letterarie come l'avanguardia dalla quale sono stata disgraziatamente sfiorata. Non mi ripiego mai su di me, non scriverei mai della mia vecchiaia rimpiangendo pateticamente un vecchio amore. La vitalità, l'ottimismo non mi hanno mai abbandonato, né la gioia di vivere.

M.F.