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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 6 - 27 mar 2013
ISSN 2037-4801

Faccia a faccia

Almanacco della Scienza CNR -->Il mago Bargnani

Il mago Bargnani

Andrea Bargnani, cestista italiano, nato a Roma nel 1985, è alto 213 cm e pesa 116 kg. Gioca come centro nei Toronto Raptors, nel grande campionato dell'Nba, la principale lega professionistica di pallacanestro degli Stati Uniti. È soprannominato il 'Mago'. In Nba gioca dal 2006, quando lasciò l'Italia dopo aver vinto lo scudetto con la Benetton Treviso ed essere stato eletto miglior promessa europea. Bargnani è stato il primo giocatore del nostro continente a essere scelto con il numero 1 all'Nba draft, l'evento dove le squadre della lega possono scegliere i migliori giovani della pallacanestro statunitense e mondiale. Dal primo ingaggio con i Raptors non ha più cambiato squadra. Assieme a Danilo Gallinari (Denver Nuggets) e Marco Belinelli (Chicago Bulls) è uno dei tre grandi campioni italiani dell'Nba.

2 metri e 13 cm! Qual è il suo numero di scarpe?

Solo 49.

'Il mago". Perché le hanno dato questo soprannome?

È un nomignolo che mi diede molti anni fa Riccardo Pittis (ex cestista, commentatore televisivo per Sky Sport e dal marzo 2010 Team manager della Nazionale italiana di pallacanestro, ndr), quando giocavo nelle giovanili, senza una ragione precisa. Suonava bene.

Come ha iniziato a giocare a basket?

Ho cominciato a sei anni nella squadra della parrocchia, nel quartiere San Paolo di Roma. Avrei voluto giocare a calcio, ma mia madre insistette per farmi provare prima il basket. Da lì fu amore a prima vista.

Quanto è contata la sua famiglia per la carriera?

Molto. Per qualsiasi ragazzo che affronta la vita sportiva da professionista il passo è difficile. Sapere di avere accanto una famiglia pronta a sostenerti è una fortuna. I loro sacrifici sono stati tanti e io gliene sarò sempre grato. Oggi a farmi compagnia c'è mio fratello Enrico, che studia qui a Toronto.

Il 2006 è stato il suo anno d'oro, quello dell'arrivo in Nba. Che ricordi ha di quei giorni?

Non è facile trasmettere ciò che ho provato in quella stagione. È stata la consacrazione a livello internazionale e da lì è cominciata questa splendida avventura americana. Ogni volta che mi capita di guardare il gagliardetto dello scudetto vinto in quella stagione con la Benetton Treviso rivivo quei momenti come fossero ieri. L'unico rammarico è che non ho avuto il tempo di celebrare come avrei voluto ognuno dei traguardi raggiunti. Davvero, avrei voluto festeggiare di più.

L'Nba è la lega professionistica più importante del mondo, la seguono le tv di 212 paesi. Quanto impegno richiede giocare qua?

È un mondo a parte sotto ogni punto di vista: i ritmi sono molto più veloci e stretti di qualunque altra realtà cestistica internazionale, a volte ci capita di giocare anche 3-4 partite a settimana, percorrendo migliaia di chilometri. Gli allenamenti sono completamente diversi e più individuali e la pressione psicologica è sempre tanta, specie i primi tempi. È il campionato più bello al mondo!

Quali sono le più importanti differenze con il basket europeo?

Sul campo sicuramente la fisicità: gli atleti di colore sono di un altro livello da quel punto di vista. Fuori dal campo le differenze non si contano.

Le manca l'Italia?

Inevitabilmente. Ma qui mi trovo bene, Toronto è diventata la mia seconda casa. Purtroppo, per i ritmi cui accennavo prima, è difficile avere tempo per tornare in Italia durante la stagione, ma appena ne ho l'occasione il volo per Roma è sempre pronto, soprattutto in estate.

Fuori dal campo, quali sono i suoi hobby?

Come dicevo, non ho molto tempo libero; quando non sono in campo mi piace stare al computer a rispondere alle mail e su skype a parlare con famiglia e amici. Inoltre leggo molto, in particolare in trasferta.

Quindi ha un buon rapporto con le tecnologie?

Mi interessano molto e cerco sempre di tenermi aggiornato: ormai non posso più fare a meno del portatile. Almeno tre ore della giornata le dedico a navigare, per informarmi e tenere i rapporti con i fan.

Che progetti ha per il 2013?

I playoff sono sempre l'obiettivo principale della stagione. Al momento siamo vicini alla soglia di qualificazione, ma ci sono ancora molte partite da giocare e la squadra sta reagendo e lavorando bene. Sono fiducioso e ho fiducia nel Mister, nei miei compagni e nella società!

Il sogno più grande?

Sicuramente la finale Nba.

Ritiene importante sostenere la diffusione del basket tra i giovani?

La pallacanestro è uno sport che sviluppa le doti individuali, ma anche il gioco di squadra e la capacità di gestire i rapporti interpersonali. Se vogliamo che questa attività continui a crescere, occorre impegnarsi in prima persona. Io ho attivato 'Mago Summer Academy' e "Be the Best", due manifestazioni annuali dove spiego a centinaia di ragazzi italiani i miei segreti, perché un giorno possano arrivare anche loro a giocare nel campionato più bello del mondo.

C.B.