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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 1 - 13 gen 2016
ISSN 2037-4801

Faccia a faccia

Almanacco della Scienza CNR -->Barbero: tra storia e divulgazione

Barbero: tra storia e divulgazione

Alessandro Barbero, professore ordinario di Storia medievale presso l'Università degli studi del Piemonte orientale 'Amedeo Avogadro', scrittore e vincitore del premio Strega nel 1996 con il romanzo 'Bella vita e guerre altrui di Mr. Pyle, gentiluomo’, si occupa da anni di divulgazione storica. Ha collaborato a trasmissioni quali 'Superquark’ e 'il tempo e la storia’, ma anche con riviste e quotidiani (Storica, Medioevo, La Stampa e il Sole24Ore). Specializzato in storia medievale e militare, nei suoi saggi ha spaziato dalle invasione barbariche in epoca romana alla battaglia di Waterloo.

Qual è stato il suo primo incontro con la storia?

Da bambino. Praticamente ho imparato a leggere sulla rivista 'Storia Illustrata’, cui mia nonna era abbonata, e sul 'Corriere dei piccoli’, in cui fumetti e racconti storici avevano ampio spazio. E fin da allora la storia, specialmente militare, è ciò che mi ha appassionato di più.

È autore di molti romanzi storici e saggi divulgativi, ma è anche un ricercatore. Quale è il confine tra accademico e narratore e in quale veste si sente più a suo agio?

Il confine non è netto. Scrivo romanzi storici, non romanzi tout court, e fra un libro di storia e un romanzo storico c'è molto in comune: la molla da cui partono è sempre l'innamoramento per un episodio o un'epoca e il lavoro di ricerca e selezione delle fonti è molto simile. In fase di scrittura, poi, subentra la differenza più vistosa: in un romanzo si può, anzi si deve, anche inventare. Ed è qualcosa che mi calza solo fino a un certo punto e che trovo faticoso: se dovessi scegliere, direi senz'altro che io sono uno studioso prestato ogni tanto alla narrativa.

Ha un personaggio storico preferito?

Ho scritto una biografia di Carlo Magno, una di Federico il Grande e ho in uscita un grosso volume su Costantino, ma non potrei certo dire di preferire l'uno all'altro o, in genere, di avere un personaggio storico preferito. Moltissimi personaggi sono interessanti. Se invece la domanda implica l'ammirazione in genere, non credo di ammirare davvero nessuno...

Nasce come medievista ma si è occupato anche di altri periodi storici, come si prepara per i suoi lavori, soprattutto quando deve compiere nuovi studi e ricerche?

Quando decido di occuparmi di un periodo diverso da quello che affronto di solito, la difficoltà principale è nell'individuare le fonti e nell'imparare a interrogarle. In realtà la specializzazione degli storici rispetto ai diversi periodi non dipende tanto dalla differenza dei problemi, quanto da quella delle fonti e delle tecniche che occorre padroneggiare per usarle. Ma penso anche che ogni storico, con un pò di lavoro, possa impadronirsi delle tecniche di base di un periodo diverso dal suo: dopo tutto, è quello che abbiamo fatto tutti al momento della tesi di laurea.

È tra gli esperti di Rai Storia. Cosa pensa della divulgazione in televisione?

Ne penso bene, dal momento che ha un suo pubblico, elitario ma non troppo, che si affeziona ai programmi e che esprime quella stessa voglia di sentir parlare di storia che fa il successo di cicli come le 'Lezioni di storia’ organizzate dalla Laterza, oltre a spiegare, per esempio, il successo in libreria della saggistica storica e del romanzo storico. Dopodiché, come per ogni genere di divulgazione, non penso affatto che sia dovere di ogni studioso farsene carico; ma non è sbagliato che chi si trova a suo agio con questi mezzi li utilizzi.

Ultimamente si nota un grande interesse del pubblico verso fiction di ambientazione storica, pensa siano utili come strumento di sensibilizzazione?

Penso sia necessario fare una distinzione. Per quanto riguarda la sensibilizzazione, cioè alimentare il gusto già significativo del pubblico, risponderei di sì. L'utilità però si ferma qui, perché in genere il livello di credibilità scientifica delle fiction è infimo e la quantità di assurdità e falsità che trasmettono è tale da far seriamente dubitare della loro utilità.

Cosa pensa dell’uso delle nuove tecnologie applicate alla ricerca umanistica, per esempio alla digitalizzazione e informatizzazione, per ricostruire beni e documenti?

La possibilità di digitalizzare e consultare online libri e documenti è un concreto vantaggio, che va sfruttato fino in fondo per ridurre i tempi e ottimizzare l'efficienza del lavoro di ricerca.

Ultimamente si sente molto parlare di 'crisi della cultura’ e dell’istituzione universitaria, quali potrebbero essere i nuovi luoghi della cultura?

Attenzione, la cultura è altra cosa dalla ricerca e dall'insegnamento e non ha luoghi deputati: la cultura è dappertutto e dentro ognuno di noi. L'università è indubbiamente in crisi, in seguito al disegno deliberato di una classe politica che non apprezza l'esistenza di possibili contropoteri e comunque di luoghi dove si pensa con la propria testa, ma è comunque giusto che sia lì il luogo dove si fa ricerca, a diretto contatto con l'insegnamento. Non per nulla oggi si fa invece un gran parlare di centri di eccellenza (tipica parola d'ordine della nostra epoca), che dovrebbero superare l'università, in altre parole declassarla.

Quali sono i suoi progetti futuri?

Studiare e scrivere.

Laura Cardinale