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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 8 - 14 lug 2010
ISSN 2037-4801

Faccia a faccia

Almanacco della Scienza CNR -->Mio padre Marconi e l'amore per il mare

Mio padre Marconi e l'amore per il mare

Elettra Marconi, figlia di Guglielmo, è nata sul litorale laziale, in una bella villa di Santa Marinella, "mentre il mare batteva la scogliera, producendo un rumore assordante". Da bambina navigò a lungò sulla mitica nave laboratorio di suo padre, della quale aveva avuto il nome, e dove imparò a riconoscere le onde e i venti. L'amore per il mare, così indissolubilmente legato a quello di suo padre, ancora oggi la porta a compiere lunghi viaggi, anche per attendere alle numerose manifestazioni celebrative che si svolgono in tutto il mondo per i centenari marconiani.

Principessa Elettra, com'era nella vita familiare Guglielmo Marconi?

Era un padre straordinario. Ho dei ricordi bellissimi, sia a Roma, qui a casa di mia madre, che sullo yacht Elettra; ma anche a Londra, a Parigi, in Cornovaglia, ovunque lo seguivamo per il suo lavoro.

Aplomb e understatement sono tratti distintivi della figura di Guglielmo Marconi. Quanto era inglese e quanto italiano?

Mio padre era inglese solo per alcune cose. La sua patria fu sempre e solo l'Italia. Ebbe grandi proposte per diventare cittadino inglese o americano, che avrebbero comportato notevoli vantaggi economici. Rifiutò sempre, perché amava profondamente il suo Paese. Pensi che quando scoppiò la prima guerra mondiale lasciò l'America per venire ad arruolarsi in Italia.

Ci sono delle foto che la ritraggono bambina al timone dell'Elettra, la nave laboratorio di suo padre. Cosa ricorda dei giorni a bordo dello yacht?

Lui passava delle ore nella stazione radio, noi lo aspettavamo giocando sul ponte. Ogni tanto usciva entusiasta e ci chiamava: "Venite a sentire le voci dell'Australia... dell'India... della Cina... del Sudafrica". Nelle pause giocava con me, insegnandomi cose nuove, rispondendo alle mie domande, con grande pazienza e tenerezza: la sua scomparsa ha lasciato un grande vuoto nella mia infanzia. Sull'Elettra ho assistito in prima persona a molti dei suoi esperimenti: ricordo bene le prove per la navigazione cieca, quando  faceva coprire le finestre della plancia con lenzuola (mi spiegava che servivano a simulare la nebbia), poi con i suoi apparecchi dava ordini al timoniere per passare tra le boe seguendo una rotta tracciata sulla base dei segnali radio.

Oltre agli studi e al lavoro quali erano gli interessi dell'uomo Marconi?

Amava moltissimo la musica. Mia nonna Anne Jameson era venuta in Italia per studiare canto e suonava bene il pianoforte. Aveva insegnato anche a mio padre, che adorava Beethoven, Chopin, Brahms ed era amico di Puccini e Caruso. Un bel ricordo della mia infanzia è quando, sull'Elettra, lui suonava a quattro mani con mia madre. Poi amava molto la natura. Scelse i posti più belli del mondo per costruire le sue stazioni radio: Poldhu, con le sue scogliere in Cornovaglia, San Giovanni di Terranova e Glace Bay in Canada, Cape Cod, Coltano, Clifton, tutti posti meravigliosi dove oltre a lavorare poteva godere delle bellezze naturali.  Tutti sanno, poi, che la sua vera, grande e sconfinata passione era il mare.

Il rapporto di suo padre con le onde del mare era altrettanto forte di quello con le onde radio.

Pensi che mio padre ha attraversato l'Atlantico per 87 volte!

Anche lei ha ereditato questa passione?

Io adoro il mare. E' stato mio padre a spiegarmi i venti, le onde.

Non ha mai pensato di seguire le orme di suo padre nella ricerca?

Mio padre era un genio. Ho sempre cercato di conoscere come aveva svolto i suoi esperimenti, lo sviluppo delle sue invenzioni; d'altronde si svolgevano di pari passo con la vita familiare. Pensi che le luci del Corcovado di Rio de Janeiro furono accese con un impulso radio da qui, da questa casa dove ci troviamo ora.

Oggi segue i fatti della scienza moderna?

Come potrei non farlo? Ho molti contatti e molti impegni per le tante celebrazioni del centenario marconiano. Voglio rimanere in contatto con chi conserva la memoria di mio padre. Pensi,  solo in Australia ci sono 30.000 soci in un circolo di cultori di Marconi. Inoltre conosco tanti scienziati e tanti astronauti: ho incontrato il capitano Armstrong, ho parlato con i russi e gli americani in orbita, ho conosciuto l'italiano Vittori e quello che è stato il primo americano nello spazio, John Glenn.

E le tecnologie wireless più recenti? Telefoni, Internet? Che ne pensa?

Le riporto un aneddoto raccontato da mia madre Maria Cristina Marconi nel libro ‘Mio marito Guglielmo', edito da Rizzoli. Mio padre diceva che sarebbe arrivato un giorno in cui ognuno avrebbe avuto in tasca ‘una scatoletta', con la quale parlare con la fidanzata o con la mamma, per chiedere ‘di ‘buttare la pasta'. Credo che mio padre avesse una visione già chiara di quali sviluppi avrebbero potuto avere le telecomunicazioni. Per quanto riguarda Internet, a Bologna, ho addirittura premiato Brin e Page, i due fondatori di Google! Sono perfettamente aggiornata!

Secondo lei quale insegnamento  può trarre oggi dalla vita di suo padre un giovane ricercatore?

Credo che mio padre sia un grandissimo esempio per i giovani. Entusiasmo, tenacia, dedizione. Marconi riteneva che lo scopo più alto della scienza fosse quello di migliorare le condizioni di vita degli uomini. La radio rivelò presto il suo straordinario valore, prima con il salvataggio dei 2000 passeggeri del transatlantico Republic, poi con i 720 naufraghi del Titanic. La più grande ricompensa per il suo lavoro, disse, erano stati gli abbracci e i pianti dei naufraghi che si erano salvati con gli sos lanciati dai marconisti di bordo. "Vale la pena di aver vissuto per aver dato a questa gente la possibilità di essere salvata" commentò dal profondo del suo animo di marinaio.

Come Presidente del Cnr, dal 1929 al 1937, Marconi sostenne l'indipendenza scientifica dell'Ente contro chi voleva la ricerca solo nelle Università.

Mio padre teneva moltissimo al Cnr, dove passava tantissimo tempo. Io e mia madre lo seguivamo con la nostra auto privata e lo aspettavamo nei giardini; erano attese lunghe perché aveva sempre molto da fare.

Claudio Barchesi