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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 8 - 7 ago 2019
ISSN 2037-4801

Recensioni

Turista contemporaneo? Ahi, ahi, ahi
Saggi

Turista contemporaneo? Ahi, ahi, ahi

Nel volume 'Geografia del turismo contemporaneo' (Carocci), gli autori, Dino Gavinelli e Giacomo Zanolin, analizzano l'odierna 'età del turismo', adottando una prospettiva interdisciplinare che va dal marketing all'economia, dalle scienze sociali all'antropologia, passando in rassegna fattori politici, culturali, ambientali e territoriali del fenomeno.

Il turismo moderno è diametralmente opposto ai viaggi eroici, di scoperta, di esplorazione, ai viaggi per studi scientifici. Oggi il turismo mostra come “il viaggio non sia più un mezzo per distinguersi, ma un modo per normalizzarsi, raggiungere l'identità comune a tutti, omologarsi”. Un percorso che parte dai primordi - miti, leggende, guerre e pestilenze, esigenze commerciali, migrazioni - arrivando poi alla globalizzazione contemporanea: balneare, lacustre, termale, montana (pratiche alpinistiche e sportive), la villeggiatura, i campeggi, i resort e il 'turismo bianco'. La narrazione tocca anche il turismo urbano, quello più in voga al momento, verso le città non solo storico-culturali, ma note anche per il design, lo shopping o come luoghi di aggregazione, ad esempio quartieri etnici o che ospitano comunità Lgbt.

Oggi sempre più spesso l'esperienza turistica nasce da un desiderio di avventura, mutuato da film cult come 'Into the wild' o da riviste di successo come National Geographic. Anche da qui si motiva la repentina ascesa del turismo verde, animato da coloro che sono attenti alle politiche ambientali e all'agricoltura biologica, che scelgono mete tra parchi nazionali e aree protette. Ma c'è anche un turismo lento, che si rifà al movimento dello Slow Food, che inneggia al prendersela comoda e dai ritmi rapidi dei nostri tempi. Tutto concorre al business, ma gli autori si chiedono “se i governi siano disposti a rinunciare ai flussi monetari in entrata provenienti dal turismo, in favore di un senso etico di tutela maggiore e di una sostenibilità ambientale messa a repentaglio dal turismo stesso”.

Il volume analizza il turista moderno, evidenziando come il confine che un tempo separava l'abitante sedentario dal viaggiatore sia sempre più labile. Dunque nasce una relazione ibrida che “si esplica nel rapporto critico tra il bisogno di un radicamento territoriale e il desiderio di porsi in una condizione di sradicamento temporaneo”. Come il viaggiatore di Josè Saramago o di Guido Gozzano, sono ormai più di un miliardo (1,235 mld i turisti censiti nel 2016 dalla United Nations World Tourism Organization) le persone nel mondo che si spostano in cerca dell' 'Isola Sconosciuta'. Ma questo nuovo individuo subisce spesso una cocente delusione quando scopre "che l'esperienza che sta vivendo non è necessariamente straordinaria né eccezionale, nel senso che è stata preparata appositamente per soddisfare le sue esigenze e che attorno a lui ci sono molte altre persone che stanno sperimentando il medesimo prodotto”. Qui entrano in gioco gli altri turisti: “ciascun abitante-viaggiatore-turista" è "disposto ad accettare diversi gradi di rischio allo scopo di ottenere come compenso gradi diversi di autenticità dell'esperienza”. Chi accetta alti livelli di rischio considera la propria esperienza soddisfacente, perché spinta al massimo grado di autenticità possibile e disprezza "coloro i quali si trovano a un livello inferiore lungo la curva”. In conclusione, però, spesso “nonostante gli sforzi, il turista contemporaneo va incontro ad una delusione, dal momento che aspettandosi di trovare la differenza, trova l'uguale e prova un senso di impotenza invece che di forza”. Il saggio analizza poi alcuni casi come il Bhutan e il Vietnam: il primo ostacola i flussi con una politica restrittiva, attraverso l'applicazione di una tassa di soggiorno di 200 dollari al giorno; il secondo, al contrario, sta adottando una politica volta a favorire gli ingressi a scopi turistici, applicando un'esenzione per l'ottenimento del visto per soggiorni fino a 15 giorni. “Le entrate mondiali derivanti dai flussi turistici sono passate da 104 miliardi nell''80, a 495 miliardi nel 2000, fino a 1,220 nel 2016”. Il dato straordinario è l'aumento dei flussi della regione nell'Asia-Pacifico, a discapito dell'Europa e degli Usa. Nel 2016, gli arrivi maggiori sono stati registrati in Thailandia. L'Africa ricopre sempre una posizione più marginale, con l'unica eccezione il Marocco. In Italia, invece le regioni più visitate sono la Toscana e l'Emilia-Romagna (per le località balneari).

Il dibattito verte anche sulla 'turisticizzazione dei luoghi' Un meccanismo che rischia di condurre verso il deterioramento dei valori culturali e naturali delle località, anche perchè spesso sono i turisti stessi o gli operatori della comunicazione turistica tramite internet e i social network a creare l'immaginario collettivo delle destinazioni. Gli influencer fungono da 'trascinatori', indirizzando i pubblici di interesse. Le destinazioni turistiche diventano veri e propri brand da promuovere come fanno i profili Instagram travel che trasformano la semplice pubblicazione di foto in fonte di guadagno e marketing. C'è però anche l'altra faccia della medaglia: l'utilizzo dei social non è funzionale esclusivamente alle imprese turistiche, ma anche a tutti noi, essendo ormai entrati a far parte della nostra quotidianità, al momento del viaggio diventano un mezzo per “ridimensionare gli impatti negativi della mobilità sull'emotività dell'individuo”. Condividendo in tempo reale le fotografie, “il soggetto aumenta la soddisfazione e l'appagamento legati all'esperienza del viaggio e ritrova un senso di sicurezza”.

Caterina Onofri

titolo: Geografia del turismo contemporaneo
categoria: Saggi
autore/i: Gavinelli Dino, Zanolin Giacomo
editore: Carocci
pagine: 265
prezzo: € 24.00