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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 8 - 7 ago 2019
ISSN 2037-4801

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Luci e ombre del Rapporto Ocse
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Luci e ombre del Rapporto Ocse

Il Rapporto "Oecd Science, Technology and Innovation Outlook 2018" offre una preziosa analisi dello stato della scienza, della tecnologia e dell'innovazione a livello globale. Essendo l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse), in inglese Organization for Economic Co-operation and Development (Oecd), un'organizzazione intergovernativa, l'enfasi è posta sulle politiche dei governi per orientare e sostenere gli interventi volti alla promozione dell'avanzamento della scienza ma, soprattutto, all'applicazione di tale avanzamento per il soddisfacimento dei bisogni delle popolazioni. Non a caso il Rapporto, partendo dallo scenario degli "Obiettivi di sviluppo sostenibile" sottoscritti da più di 190 leader mondiali nel 2015, si interroga su come scienza, tecnologia e innovazione possano contribuire alla soluzione dei problemi che riguardano, in particolare, la demografia, le risorse naturali e l'energia, il cambiamento climatico e l'ambiente, la globalizzazione.

Questioni, evidentemente, di grande rilevanza. Ci limitiamo, per ragioni di spazio, a riportare solo alcuni tra i molti dati ed elementi di riflessione contenuti nel Rapporto. In molti paesi dell'Ocse appare realisticamente difficile, in tempi di risorse finanziarie limitate e di bassa crescita economica, affrontare nei prossimi anni le sempre più urgenti sfide sociali in modo e misura adeguati. In tale contesto, pertanto, le politiche pubbliche dovrebbero svolgere un ruolo maggiore e più incisivo di quanto non avvenga attualmente, anche se tale auspicio appare non meno difficile da concretizzare. Ecco quindi che, in un contesto di austerità finanziaria, decisori politici e pubblici amministratori richiedono con sempre maggiore insistenza non solo dati quantitativi relativi ai risultati della ricerca e all'eccellenza scientifica del lavoro svolto in laboratorio, ma soprattutto sul loro impatto socio-economico. Si pone cioè, con sempre maggior forza, l'inedita necessità di dare alla scienza una legittimazione pratica, di utilità concreta.

In compenso, la spesa per ricerca e sviluppo (R&S) delle imprese, in molti Paesi dell'Ocse, è tornata ai livelli pre-crisi, sia in volume, sia in rapporto al Pil. Tale andamento è in parte dovuto all'azione di molte grandi imprese del settore digitale, che stanno massicciamente investendo nell'Intelligenza Artificiale e nelle tecnologie di quella che viene definita "prossima rivoluzione della produzione". Le imprese ricorrono ampiamente all'autofinanziamento della propria ricerca, quindi, ma allo stesso tempo ricevono dai governi incentivi finanziari sotto forme diverse. La quota di spesa per R&S erogata dal settore pubblico alle imprese in forma di finanziamento attraverso incentivi diretti mediante contratti è diminuita sensibilmente dopo la crisi finanziaria in tutti i Paesi: dal 14,1% nel 2009 al 6,8% nel 2016 negli Usa; dal 7,3% nel 2010 al 6,3% nel 2015 nell'Unione Europea. Nel contempo però tale decremento è stato ampiamente compensato dal finanziamento indiretto attraverso il credito d'imposta, che però pone il problema di misurare quanto questo incentivo, sostenuto con le risorse pubbliche, incida negli investimenti delle imprese rispetto a quanto queste farebbero indipendentemente. Il meccanismo del credito d'imposta è comunque considerato più efficiente e più facile da gestire, anche se il sussidio viene indirizzato alla ricerca svolta dalle imprese in risposta alle richieste del mercato e quindi rischia di non indirizzare gli sforzi governativi su altri obiettivi innovativi, in particolare quelli legati agli Obiettivi di sviluppo sostenibile. Si pone insomma una riflessione su come raggiungere un punto di equilibrio tra i due meccanismi di finanziamento pubblico diretto alla ricerca privata, quello più legato alle esigenze del mercato e quello rivolto a obiettivi sociali e ambientali che necessitano di una iniezione di innovazione focalizzata.

L'Italia come si inserisce nel quadro internazionale? Le criticità del nostro Paese rispetto agli investimenti in R&S sono purtroppo note. In un mondo in cui la Cina ha quasi raggiunto gli Usa e superato l'Europa in termini di intensità di ricerca, l'Italia consolida una tradizione pluridecennale di investimento insufficiente nel settore delle conoscenze e delle loro applicazioni. La ricerca pubblica svolta nei laboratori delle università e degli Enti di ricerca lotta con bilanci e organici sottodimensionati, mentre le imprese non mostrano sempre livelli di investimento innovativo - e soprattutto di competitività - sufficienti per reggere adeguatamente la competizione internazionale. Alcuni recenti segnali in senso positivo fanno ben sperare ma non sono ovviamente sufficienti a invertire una situazione che il Rapporto biennale dell'Ocse descrive con preziose indicazioni che meritano l'attenta considerazione di tutti gli stakeholder coinvolti.

Giorgio Sirilli

titolo: Oecd Science, Technology and Innovation Outlook 2018
categoria: Saggi
autore/i: Guerria Angel
editore: Oecd publishing
pagine: 320